Pubblicato il: 22/03/2023
Il rettore Elio Franzini con Rayhane Tabrizi, l'attivista iraniana che ha tenuto la prolusione alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2022-2023 - Foto di Marco Riva

Il rettore Elio Franzini con Rayhane Tabrizi, l'attivista iraniana che ha tenuto la prolusione alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2022-2023 - Foto di Marco Riva

È il tema della difesa dei diritti violati, profondamente radicato nell’identità dell’Ateneo, e trasversale ad ogni suo impegno - civile, formativo e di ricerca –, il filo conduttore della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2022-2023, svoltasi stamattina nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, nella sede centrale di Via Festa del Perdono. Il riferimento al valore della memoria e della testimonianza – alleate della civiltà dei diritti e della pace - apre e chiude la relazione del Rettore dell’Università degli Studi di Milano, Elio Franzini, che nell’incipit della sua riflessione ricorda come l’Università sia sempre “esperienza di formazione, libertà e giustizia” e come la presenza di Rayhane Tabrizi  rappresenti “una testimonianza che tiene viva la memoria”, dato che “non possiamo non vedere che nel mondo sempre più diritti sono violati, e non soltanto in mondi lontani”.  

Nella parte dedicata allo stato dell’Ateneo, il Rettore ricorda brevemente i tanti traguardi raggiunti dalla Statale nell’ultimo periodo, fra gli altri: l’eccellente performance nell’accreditamento ANVUR e nella valutazione della ricerca,  l’incremento del FFO, il numero dei Dipartimenti riconosciuti di eccellenza (posizione di vertice nazionale con 13 Dipartimenti di eccellenza), i grandi investimenti per l’edilizia universitaria (interventi in corso per 123 milioni di euro), le residenzialità, le nuove e innovative proposte formative, 11 in tutto e molte delle quali frutto di collaborazioni con Università italiane e internazionali.

L’Università Statale di Milano oggi conta quasi 61.000 studenti (oltre 3.600 dei quali internazionali), 150 corsi di laurea, (32 dei quali in inglese), 35 corsi di dottorato, 67 scuole di specializzazione, 31 master e 85 corsi di perfezionamento. I Dipartimenti dell’Ateneo sono 31 e sono 63 i Centri di ricerca coordinata. La Statale ha al suo attivo 121 progetti vinti in Horizon 2020, 32.563 pubblicazioni scientifiche nel triennio 2020/2023 (dati AIR, in aggiornamento), 54 progetti ERC vinti dal 2010, di cui 24 in corso, 13 progetti PNRR finanziati per oltre 111 milioni di euro.

Dopo il riferimento alla conclusione delle importanti realizzazioni del Polo veterinario di Lodi e dell’Università della Montagna, il Rettore dedica all’impegnativo processo di trasformazione in atto, al progetto di sviluppo tripolare dell’ateneo - tra sede centrale, nuovo Campus scientifico in Mind e rilancio di Città Studi - “la nostra storia” la definisce Franzini - parole importanti:  “Le Università cambiano i territori, li rendono vivi, fanno sentire le scienze, attraverso i giovani, come patrimonio collettivo, disegnano, per lo più con fondi propri, rivoluzioni urbanistiche che si trasformano in crescita sociale, culturale, civile. Noi abbiamo compiuto tutti i passi necessari per firmare il contratto di concessione per la costruzione del polo a Mind, avviando i lavori entro l’estate. Ora spetta soprattutto ad altri sostenerci nell’ultimo passo per finalizzare in via definitiva un progetto che, chiaro a parole ma non sempre nei fatti, non è solo per la nostra Università, ma per l’intero Paese. Un progetto che non può non risentire, come si è detto, delle circostanze negative che derivano dalla crescita dei costi costruttivi. Un progetto che si deve poter realizzare senza sacrificare nulla delle legittime esigenze dell’Ateneo a sviluppare le proprie attività istituzionali e di ricerca senza penalizzare in alcun modo il futuro dei più giovani”.

Nei Materiali allegati

Il Rettore insiste, poi, sui tanti nodi strutturali del sistema universitario nazionale, che occorre risolvere con riforme necessarie, senza le quali neanche il “progetto concreto” del PNRR può realizzare un vero cambio di passo. A partire dalla ricerca di base, “pressoché dimenticata, anche per gli immani ritardi nell’assegnazione dei Prin”: pur ammettendo che “l’unica autentica distinzione è tra buona e cattiva ricerca e che ormai sono labili i confini tra ricerca pura e ricerca finalizzata”, osserva Franzini, “rimane tuttavia ben chiaro che alcuni ambiti, ritenuti con evidenza improduttivi, sono ai margini del Piano”. Il Rettore continua citando la perdurante “ossessività burocratica”, che non aiuta la possibilità delle progettualità in campo didattico; l’importo delle borse dottorali, “decisamente irrealistico per affrontare degnamente la vita quotidiana”; le numerose difficoltà che incontra il reclutamento per i progetti del PNRR, le cui esigenze sono spesso “in rotta di collisione con i vincoli assunzionali per la Pubblica amministrazione”; il problema del precariato della ricerca, “di per sé una vergogna che colpisce in particolare il genere femminile”, per concludere con quello che resta l’aspetto più critico, “tassello essenziale per l’università del futuro”, il diritto allo studio, su cui  “molto abbiamo fatto, ma molto vi è ancora da fare, specie in un contesto come quello milanese dove la collaborazione tra le istituzioni è sempre più essenziale, specie nelle centrali dimensioni dei servizi e della residenzialità”.

L’avvicinarsi del Centenario della Statale – nel 1923 venne firmata la prima autorizzazione alla nascita dell’Università degli Studi, poi avviata nel 1924 – consente al Rettore Franzini di celebrare, insieme alla lucida visione e alla forte volontà del fondatore, Luigi Mangiagalli – sindaco e primo rettore – lo straordinario legame dell’Università degli Studi con Milano, già definita una “metropoli” negli anni Venti, il cui primato economico e civile e la centralità ideativa traevano sostanza da un sistema universitario che, malgrado problemi politici di grande complessità, è sempre rimasto unito in un costante e proficuo dialogo e che ancora oggi è, con le tante nuove Università nel frattempo sorte, “fondamentale ossatura, autentica spina dorsale per il sistema cittadino e regionale”. L’omaggio a Milano dunque - annuncia il Rettore - sarà il cuore e il senso più profondo delle celebrazioni del Centenario, il cui palinsesto verrà presentato il 4 aprile insieme a quella che è forse la più simbolica tra le realizzazioni progettate per questa scadenza: il Museo Virtuale (VUMM – Virtual UniMi Museum), che metterà finalmente a disposizione del pubblico più ampio la ricchezza di storia e di saperi che costituisce il carattere distintivo dell’Ateneo.

Il richiamo del Rettore all’Università come “luogo in cui si conserva, si deve conservare, il senso dello spirito critico e la forza, non formale, non astratta, della libertà” introduce al tema della giornata e alla presenza di Rayhane Tabrizi. Franzini parla di un mondo attraversato da “tragedie pubbliche”, che tutti conosciamo, alcune molto vicine, ma non dimentica un dolente riferimento a “tragedie più private”, esito di un disagio giovanile che “non può essere liquidato come traccia di fragilità individuale” e che “dovrebbe invece porre al cosiddetto mondo adulto le domande su quel che lasciamo ai giovani, anche in relazione alla civiltà dei diritti, della pace, dell’ambiente”. Un passaggio, questo, che troverà sviluppo nell’intervento di Elia Montani, primo anno di laurea Magistrale in Scienze filosofiche e Presidente della Conferenza degli studenti.

A Rayhane Tabrizi, alla sua testimonianza che tiene viva la memoria, va il ringraziamento “non formale” del Rettore Franzini, che, a chiusura del suo intervento, sceglie le parole di Sandro Pertini per rimarcare la vocazione “civile” della cultura: “Cultura significa anzitutto creare una coscienza civile, fare in modo che chi studia sia consapevole della dignità. L’uomo di cultura deve reagire a tutto ciò che è offesa alla sua dignità, alla sua coscienza. Altrimenti la cultura non serve a nulla”.

Introdotta dal regista e produttore Ruggero Gabbai, fondatore di Forma International, Rayhane Tabrizi dedica la sua prolusione al dramma delle donne e del popolo iraniano, ricordando l’inestimabile valore della quotidiana normalità, della libertà dei gesti più banali, comune e scontata per il mondo occidentale ma tragicamente negata alle giovani e ai giovani iraniani. Al termine del suo intervento, Rayhane Tabrizi ha affiancato il Rettore Franzini nel momento più solenne, traducendo in lingua farsi la formula di rito per la proclamazione dell’apertura dell’anno accademico, anche a beneficio degli oltre 500 studenti iraniani iscritti in Statale.

Nei Materiali allegati: il comunicato stampa, la relazione del rettore Elio Franzini, l'intervento del presidente della Conferenza degli Studenti Elia Montani, l'intervento del regista e fotografo Ruggero Gabbai, la prolusione di Rayhane Tabrizi, la biografia Rayhane Tabrizi.

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