Pubblicato il: 13/03/2026
Animali in guerra.

Animali in guerra.

Si intitola “Animali in guerra. Soldati inconsapevoli, eroi dimenticati, vittime sconosciute”, il convegno tenutosi all’Università Statale di Milano il 13 marzo e trasmesso in streaming sul canale YouTube di Ateneo.

 L’incontro - promosso dal dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali nell'ambito dell'Azione 3 Linea 2 2025 e del palinsesto La Statale per la Pace e sostenuto da MUSA (Museo universitario delle scienze Antropologiche, mediche e forensi per i diritti umani), con il sostegno di RuniPace - ha offerto uno sguardo inedito sulle conseguenze delle guerre, mettendo in luce come gli animali (e i loro habitat) siano tra le vittime silenziose dei conflitti. Al convegnohanno preso parte medici veterinari, esperti e studiosi, con un approccio interdisciplinare. Tra gli interventi, in collegamento anche quello di Myroslav Slaboshpitskaya, regista del film “War Through the Eyes of Animals” presentato in anteprima al Tribeca Festival 2025

Con il professor Mauro Di Giancamillo, medico veterinario, prorettore e docente di Radiologia Veterinaria, tra i promotori dell’incontro abbiamo messo a fuoco le ragioni dell’iniziativa e alcuni temi di attualità riguardo anche alla professione veterinaria. 

Professore, il convegno del 13 marzo è dedicato al tema degli “animali in guerra". Come nasce l'idea di proporre questa riflessione che senz’altro offre una prospettiva non comune?

Nel dibattito sulla guerra, l’attenzione si concentra per lo più sugli esseri umani ma i conflitti armati travolgono anche milioni di animali — domestici, selvatici, da lavoro, da allevamento — che diventano testimoni silenziosi di eventi traumatici che non comprendono e che non possono evitare. Gli animali possono essere requisiti e coinvolti loro malgrado nelle operazioni militari oppure ricoprire un ruolo passivo quasi sempre ignorato dalle narrazioni ufficiali ma che in ogni caso dipende totalmente dalle decisioni degli esseri umani. Subiscono fame, sete, shock acustici, ferite e morte, soffrono la distruzione degli habitat per bombardamenti, incendi o contaminazioni ambientali, vengono coinvolti loro malgrado negli spostamenti di truppe e popolazioni, sono abbandonati al loro destino. Con questa iniziativa abbiamo voluto rendere visibile l’invisibile, mostrare un’altra storia della guerra, una storia silenziosa, ma reale.

La nostra visione tende spesso a considerare gli umani da una parte e gli animali dall'altra. La guerra ci rende forse un po' più "uguali"? Qual è il messaggio, forte, che pensa debba emergere da questa riflessione?

Riflettere sulla guerra dal punto di vista degli animali permette di osservare la crudeltà del conflitto senza filtri ideologici, è un modo per cambiare la nostra percezione dei conflitti e della responsabilità umana nei confronti del vivente. Guardare la guerra attraverso gli occhi di un animale significa sospendere almeno per un momento l’ottica antropocentrica con cui siamo abituati a interpretare gli eventi storici. Gli animali non fanno parte di schieramenti politici, non conoscono ideologie, non traggono alcun vantaggio dal conflitto: la loro vulnerabilità mette a nudo l’assurdità della violenza che non è solamente umana ma di tutti gli esseri viventi. 

La professione di veterinario conosce tante diverse declinazioni e sempre più spesso i medici veterinari sono i portatori di una visione etica legata agli animali, come nel caso di questo convegno. Quanto è importante preservare questo approccio?

La dimensione etica costituisce un elemento fondamentale nell’ambito della professione veterinaria.  I veterinari sono consapevoli delle condizioni sociali, produttive e ambientali in cui vivono gli animali e riconoscono le implicazioni di dolore e sofferenza che si scatenano quando l’uomo sceglie la strada della guerra. Il medico veterinario riveste un ruolo che supera la semplice assistenza sanitaria, assumendo una responsabilità culturale e collettiva nel tutelare la vita animale, garantendo il rispetto degli esseri senzienti e dell’ecosistema in cui essi sono inseriti.

Su quali altri temi ‘sensibili’ relativi agli animali ritiene che oggi i medici veterinari possano contribuire ad accrescere la consapevolezza dei cittadini? 

Affrontare i temi legati agli animali significa riflettere sul modello sociale che desideriamo creare. La professione veterinaria non si limita alla cura degli animali, ma contribuisce attivamente alla diffusione di una cultura che valorizza la vita animale. Sono, perciò, molti i temi su cui oggi i medici veterinari sono impegnati: penso al benessere animale nelle produzioni alimentari; un altro tema di grande attualità è quello relativo all’antibiotico-resistenza, una sfida globale che riguarda tutte le specie. E ancora: la gestione corretta degli animali da compagnia e il contrasto all’abbandono, tematiche che richiedono interventi educativi e la promozione di comportamenti consapevoli. Il rapporto uomo-animale assume particolare rilevanza anche in un’ottica globale, alla luce dei cambiamenti climatici che influenzano la salute degli animali domestici, selvatici e sinantropici. L’etica della sperimentazione animale impone un confronto approfondito sulle normative, sulle necessità scientifiche, sulle alternative disponibili e sugli standard di benessere, ambiti nei quali il veterinario può offrire competenza e chiarezza.