0250314647
Antonio La Torre con alcuni atleti della squadra italiana a Birmingham - Foto Facebook Federazione italiana di atletica leggera
Corpo, mente e scienza. E tanto cuore. Quello che pompa sangue e alimenta i muscoli metro dopo metro, ma anche quello che gli atleti della squadra azzurra hanno metaforicamente gettato oltre l’ostacolo ottenendo un successo strepitoso agli Europei di Atletica di Birmingham.
Ventidue medaglie che valgono il primo posto nel Medagliere della competizione. Un successo figlio del talento e della volontà, ma anche di un lavoro meticoloso di programmazione che non ha lasciato nulla al caso e di uno spirito di squadra che ha permesso di superare infortuni e momenti negativi, frutto del lavoro del team di tecnici guidati da Antonio La Torre, direttore tecnico dell’Atletica italiana, docente della Scuola di Scienze motorie dell'Università Statale di Milano e delegato della Rettrice per lo Sport in Ateneo.
A lui, insieme ai complimenti per un’altra grande impresa della squadra azzurra, abbiamo chiesto qualche ‘segreto’ sul successo straordinario degli atleti italiani.
Antonio La Torre con Nadia Battocletti, medaglia d'oro sui 5 e 10 km agli Europei di Birmingham
Professor la Torre, come definirebbe la spedizione italiana a Birmingham?
Direi che abbiamo reso ripetibile quello che dopo gli Europei di Roma 2024 sembrava irripetibile. Allora vincemmo 24 medaglie, ‘doppiando’ il precedente record di Spalato 1990 quando le medaglie erano state 12. In Inghilterra abbiamo conquistato 22 medaglie, confermando lo straordinario risultato di Roma. E pensiamo agli infortuni di Jacobs e Furlani, atleti assolutamente candidati a una medaglia.
A Birmingham, l’Italia ha ottenuto uno strepitoso successo che ha portato alla ribalta tanti giovani. Due anni fa l’avevamo chiamata la "new wave" dell'atletica, oggi sono diventate certezze. Come si lavora con i giovani atleti dal punto di vista mentale?
Con i giovani si lavora rispettando le loro tappe di crescita e inserendoli un po’ alla volta nel gruppo, un gruppo fatto di atleti già affermati e di grande carisma come ‘Gimbo’ Tamberi, Marcell Jacobs, Massimo Stano, Antonella Palmisano, solo per citarne alcuni. Entrando in questo gruppo, nel modo corretto, i nostri giovani hanno potuto “assorbire” la mentalità di questi grandi campioni. È importante, sempre, lavorare sull’aspetto mentale, oltre naturalmente alla parte di preparazione fisica. Corpo e mente, per competere a questi livelli, devono lavorare insieme fin da quando si è giovani.
Come si stanno evolvendo le tecniche di allenamento? Quali sono a suo parere gli aspetti più importanti che hanno permesso all’Italia di fare un salto di qualità come quello a cui assistiamo in questi ultimi anni?
Le tecniche di allenamento sono in costante evoluzione. Da quando sono direttore tecnico della squadra nazionale di atletica (dall’autunno 2018, ndr), ho portato un approccio basato sulle evidenze scientifiche, un modo di lavorare che deriva senz’altro dal mio ruolo di docente universitario di Scienze motorie. Ho cercato di far sentire ai coach e ai tecnici l’utilità di lavorare, nella preparazione degli atleti, ricorrendo a robuste informazioni scientifiche che potessero rispondere e contribuire a dare una soluzione alle loro domande.
Il lavoro che si fa oggi con gli atleti deve considerare tutti gli aspetti: da quelli classicamente fisiologici e legati alla preparazione fisica, oltre a quelli mentali – con il contributo di mental coach e psicologi dello sport - di cui abbiamo parlato, ma poi ci sono le tecniche di recupero, gli aspetti nutrizionali, fondamentali anche questi sia per l’allenamento che per il recupero. Insomma, intorno a un atleta c’è un lavoro di squadra indispensabile per ottenere risultati.
Antonio La Torre con Andy Diaz, medaglia d'oro nel salto triplo agli Europei di Birmingham
A breve riprendono le lezioni e ci sono tanti studenti di Scienze motorie che hanno seguito le imprese dell'atletica e del nuoto con grande passione. Cosa significa praticare, studiare e fare dello sport una professione?
Significa lavorare seriamente e costantemente con passione, entusiasmo e tantissima curiosità. Bisogna ogni giorno immaginare una sfida, porsi un obiettivo e intanto monitorare l’andamento degli allenamenti. Oggi ci sono tante possibilita’ in più per svelare questo “mistero” che è l’allenamento: è fondamentale parlare con gli atleti e sentire le loro sensazioni, incrociare i dati e i risultati sul campo. Ai nostri studenti dico di studiare e al contempo fare molta pratica sportiva. La connessione di questi due aspetti aiuta a interpretare meglio il ruolo di allenatore. Allenare è una professione senz’altro molto affascinante e complessa. La nostra Università fornisce gli strumenti per affrontare tutte queste sfide. Il resto lo fanno applicazione, umiltà, serietà e una grande passione.
Contatti
-
Antonio La Torre
Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute
Potrebbero interessarti anche