Pubblicato il: 01/04/2026
Le attività del Laboratorio di Virologia

Le attività del Laboratorio di Virologia

Il 25 marzo 2026 è stato segnalato in Lombardia il primo caso umano in Europa di infezione da virus influenzale aviario A(H9N2), in un viaggiatore di ritorno da un Paese extraeuropeo in cui il virus è già noto in ambito aviare. La notizia, riportata anche dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), rappresenta un evento di rilievo per la sanità pubblica europea.

Il paziente, affetto da comorbidità, è attualmente ricoverato in isolamento e sottoposto a trattamento, mentre le autorità sanitarie hanno prontamente attivato misure di contact tracing e indagini epidemiologiche e microbiologiche per prevenire eventuali trasmissioni secondarie; attività per cui ha svolto un ruolo centrale, intervenendo tempestivamente, il Laboratorio di Virologia del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute, centro di riferimento regionale per la sorveglianza dell’influenza e altre i infezioni virali respiratorie, come evidenziato nei giorni scorsi anche dall'assessore regionale al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso.

 

La professoressa Elena Pariani

La professoressa Elena Pariani

Il laboratorio, guidato da Elena Pariani, docente di Igiene generale e applicata, coordina le attività di monitoraggio dei virus respiratori, garantendo analisi rapide e altamente accurate che costituiscono un pilastro essenziale per la tutela della salute pubblica. Fanno parte del team: Sandro Binda, Cristina Galli, Cristina Paduraru, Laura Pellegrinelli, Valeria Primache, Emanuela Matteucci, Arlinda Seiti, Luisa Romanò e Michela Colleoni.

L’operatività del laboratorio si fonda su un equilibrio cruciale tra rigore scientifico e tempestività – spiega Elena Pariani -. Ogni campione viene analizzato mediante tecniche molecolari avanzate che consentono una rapida identificazione dell’agente virale, fornendo informazioni determinanti per le decisioni sanitarie. In situazioni come questa, la rapidità della risposta non rappresenta solo un valore aggiunto, ma un elemento imprescindibile, soprattutto in un’ottica di preparazione rispetto a potenziali scenari pandemici”.

Negli ultimi anni, il laboratorio ha ulteriormente consolidato la propria leadership grazie all’implementazione di tecnologie innovative di sequenziamento genomico. Questo approccio consente non solo di identificare il patogeno, ma anche di caratterizzarne in dettaglio il profilo genetico, offrendo strumenti fondamentali per tracciarne l’evoluzione e supportare le strategie di contenimento.

 “In questa occasione, il sequenziamento è stato completato in tempi record grazie al contributo della dottoressa Cristina Galli, a testimonianza di come competenze altamente specializzate e un’organizzazione efficiente possano tradursi in risultati concreti e immediatamente fruibili”. 

L’esperienza maturata durante la pandemia da COVID-19 rappresentato un punto di svolta decisivo, accelerando l’adozione di nuove tecnologie, rafforzando le competenze e consolidando le collaborazioni in rete. Oggi questo patrimonio si traduce in una capacità di risposta ancora più solida e strutturata, che contribuisce non solo alla gestione delle emergenze sanitarie, ma anche alla crescita scientifica e al posizionamento dell’Ateneo.

 In questo scenario - conclude Elena Pariani -, il laboratorio si conferma come un nodo strategico, capace di coniugare ricerca di eccellenza e servizio al territorio: un esempio concreto di come innovazione, competenza e visione possano generare un impatto reale, dentro e fuori l’università".

 "La scoperta del primo caso umano in Europa di infezione da virus influenzale aviario A(H9N2) vede la partecipazione di vari enti, ma soprattutto della nostra Università Statale, ed in particolare della professoressa Elena Pariani e del suo gruppo. Un ringraziamento a lei e al suo team", commenta il professor Massimiliano Corsi Romanelli, direttore del dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute e delegato alle Politiche di Sviluppo della formazione post laurea di Ateneo. "Per il nostro dipartimento e per tutta la comunità accademica della Statale - è un ottimo risultato che ci pone ancora una volta in una posizione di prestigio  nella ricerca e nella prevenzione  che ci ha insegnato moltissimo sulle zoonosi; è sempre meglio prevenire che curare, e noi siamo su questa linea: i fatti lo hanno dimostrato".

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