Pubblicato il: 31/03/2026
Benessere psicologico, la fase post partum importante come la gravidanza

Benessere psicologico, la fase post partum importante come la gravidanza

La depressione post partum è una fase della vita delle neomamme ancora sottovalutata sia dal profilo clinico che sociale. Le neomamme sentono ancora il peso dello stigma sociale e possono sottovalutare i sintomi collegandoli a un senso di vergogna e fallimento nel ruolo materno. Per questo Paolo Brambilla, docente di Psichiatria del dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti della Statale, sta studiando il fenomeno attraverso uno studio condotto insieme alla Psichiatria e della Neonatologia dell'Ospedale Policlinico di Milano, in collaborazione con la Neuroradiologia e con la Ginecologia.

Lo studio si basa sull’utilizzo di strumenti di neuroimaging (risonanze magnetiche) e sull’osservazione clinica della risposta al trattamento, tramite scale standardizzate per valutare l’intensità dei sintomi depressivi e la qualità del legame madre-bambino

Abbiamo intervistato il professor Brambilla per approfondire le dinamiche della depressione post partum e a chi si possono rivolgere le neomamme in caso di difficoltà.

Come si potrebbe definire la depressione post partum, in poche parole?

La depressione post partum è una condizione clinica appartenente ai disturbi dell’umore che può insorgere entro il primo anno dopo il parto. A differenza del cosiddetto baby blues, fenomeno transitorio che tende a risolversi spontaneamente entro le prime due settimane, si caratterizza per una sintomatologia più persistente e strutturata, con un impatto rilevante sul funzionamento globale della madre.

Dal punto di vista clinico, si manifesta con tristezza persistente, labilità emotiva, ansia, disturbi del sonno e dell’alimentazione, oltre a possibili difficoltà nella relazione con il neonato. Le evidenze epidemiologiche indicano una prevalenza compresa tra il 7% e il 15% delle donne nel periodo post partum.

Avete riscontrato partecipazione allo studio e in che fase siete ora?

Abbiamo osservato un livello di partecipazione complessivamente soddisfacente, pur in presenza di criticità organizzative legate alla particolare fase di vita delle pazienti. Il periodo post partum rappresenta infatti un momento di elevata complessità gestionale, che può incidere sull’aderenza ai protocolli di ricerca. Sono molte le donne con un buon adattamento al periodo post parto che riconoscono il valore clinico e scientifico del progetto e accettano di partecipare. Più complesso risulta invece il coinvolgimento delle pazienti che presentano una sintomatologia depressiva post partum: su questo versante il peso dello stigma è ancora significativo e si riflette anche in una minore propensione alla richiesta di aiuto e spesso si associa a maggiori difficoltà gestionali.  Nonostante tali criticità, siamo riusciti a reclutare oltre la metà del campione previsto. Lo studio è tuttora in corso e prosegue l’attività di arruolamento di nuove partecipanti.

Perché avete deciso di concentrarvi proprio su questo tema?

La scelta di focalizzarci sulla depressione post partum nasce dalla consapevolezza che questa fase venga ancora oggi sottovalutata sotto il profilo clinico e sociale. Il periodo successivo al parto è un momento di profondo riassetto psicofisico, che meriterebbe un’attenzione almeno pari a quella riservata alla gravidanza. La letteratura scientifica evidenzia in modo chiaro come la salute mentale materna rappresenti un fattore determinante non solo per il benessere della donna, ma anche per lo sviluppo emotivo, relazionale e cognitivo del bambino. In quest’ottica, la prevenzione e il trattamento precoce assumono un ruolo centrale.

C’è consapevolezza su cosa sia la depressione post partum da parte delle neomamme?

Dalla nostra esperienza clinica e dai dati raccolti nello studio emerge una consapevolezza ancora limitata. Molte pazienti non riconoscono i sintomi come espressione di un disturbo dell’umore e tendono a interpretarli in termini di inadeguatezza personale o fallimento nel ruolo materno. Questo si accompagna frequentemente a vissuti di colpa e vergogna, che possono ostacolare la richiesta di aiuto. È quindi fondamentale promuovere interventi informativi e di sensibilizzazione, al fine di favorire un riconoscimento precoce della condizione.

A chi si possono rivolgere le neomamme se riscontrano difficoltà dopo il parto?

Ogni ospedale ha la sua organizzazione, perciò le neomamme che manifestano un disagio psicologico possono rivolgersi ai servizi di psichiatria - neonatologia presenti nelle strutture ospedaliere di riferimento, che sapranno indirizzarle. All’Ospedale Policlinico di Milano, presso la Psichiatria di Consultazione, sono attivi percorsi dedicati al sostegno delle donne nel periodo post partum, con interventi strutturati che possono protrarsi fino a un anno dopo il parto. L’obiettivo è garantire un supporto tempestivo e specialistico, modulato sulle esigenze cliniche della paziente.

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