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Il lavoro neo-artigianale: progetto Craftwork
Quale significato attribuiamo oggi al lavoro? E perché sempre più persone scelgono di abbandonare professioni d'ufficio per dedicarsi ad attività manuali e artigianali? Sono alcune delle domande al centro di "Il futuro del lavoro", l'evento conclusivo del progetto europeo CRAFTWORK (ERC Starting Grant 2020), in programma il 3 e 4 settembre presso la Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell'Università Statale di Milano.
Nel corso di due giornate di workshop, studiose e studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari si confronteranno sulle trasformazioni che stanno ridefinendo il mondo del lavoro, tra innovazione tecnologica, cambiamenti culturali e nuove forme di occupazione. L'iniziativa prenderà le mosse dai risultati di CRAFTWORK, il progetto che, negli ultimi cinque anni, ha indagato un fenomeno sempre più diffuso nelle economie avanzate: il ritorno a forme di lavoro e produzione di tipo artigianale nell'era digitale.
Coordinato da Alessandro Gandini, docente del dipartimento di Scienze sociali e politiche, il progetto ha esplorato le motivazioni, i percorsi professionali e il rapporto con la tecnologia di chi sceglie attività neo-artigianali come alternativa o complemento alle tradizionali carriere della classe media. Abbiamo intervistato Gandini per approfondire i risultati della ricerca e le questioni che emergeranno durante l'evento.
Alessandro Gandini, docente del dipartimento di Scienze sociali e politiche della Statale di Milano.la Statale di Milano.
Dopo cinque anni di ricerca (2020-2025), qual è la principale scoperta emersa dal progetto CRAFTWORK sul fenomeno del lavoro neo-artigianale?
È emerso che la relazione identitaria della classe media con il lavoro d’ufficio sia un valore entrato in crisi. Queste forme di lavoro neo-artigianale non necessariamente sono scelte perché più remunerative, ma piuttosto per ragioni più esistenziali.
La pandemia di Covid-19 ha coinciso con una parte importante del periodo di svolgimento del progetto, in che modo ha inciso nella ricerca?
Questo processo era già in atto e la pandemia lo ha fatto esplodere, pensiamo alle Grandi dimissioni (fenomeno iniziato negli USA nel 2021 durante il Covid-19) e al quiet quitting (situazione in cui un dipendente non si dimette, ma riduce il proprio impegno lavorativo dato da una insoddisfazione). In questi spazi subentrano anche i lavori neo-artigianali. Craftwork voleva indagare se queste scelte fossero passeggere o poco distribuite. Questa modalità di lavoro più pratico era già stato messo in luce ad esempio da David Gauntlett, che nel suo libro “La società dei makers” (Marsilio, 2013), sosteneva che stessimo assistendo al passaggio da una cultura del «mettiti comodo e ascolta» a una del «fare e creare». La crisi del 2007-2008 ha fatto emergere la fine di un certo tipo di capitalismo.
Come avete organizzato l’indagine?
È un’indagine qualitativa seguita a un lavoro di mappatura. Abbiamo realizzato 78 interviste e in 44 casi gli e le intervistate precedentemente facevano un lavoro d’ufficio. Per queste persone il ritorno a un lavoro più materiale viene visto più significativo e portatore di valore. I restanti sono invece soggetti che hanno avuto percorsi educativi che li hanno portati, per diversi motivi, a diventare neo-artigiani. Un esempio che abbiamo raccolto è quello di una artigiana danese che studiava fisioterapia e oggi rilega libri antichi.
Il progetto ha analizzato realtà distribuite in diversi Paesi dell'Unione Europea. Avete riscontrato differenze tra l'Italia e gli altri contesti europei?
Siamo partiti sapendo che non c’era ricerca su questa materia e che la poca esistente era stata fatta principalmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito e si occupava di Craft beer. Quindi nel 2020 non abbiamo identificato dei Paesi, ma abbiamo iniziato a cercare e abbiamo raccolto esperienze da una ventina di Paesi europei. L’Italia ha sicuramente un contesto in cui questo fenomeno accade molto: da un lato c’è il legame con la tradizione, dall’altro c’è insoddisfazione nel lavoro. Poi va anche detto che la definizione di artigianato varia da paese a paese: se in Italia e Francia ci sono tradizioni artigianali in diversi campi, in altri paesi no. Il settore nel quale abbiamo trovato più neo-artigiani è quello del cibo: caffè, vino, pane, fermentati.
Uno degli obiettivi era comprendere il rapporto tra identità e lavoro nell'era digitale. In che modo le tecnologie digitali e i social media influenzano oggi il lavoro neo-artigianale?
Questi lavoratori artigianali che recuperano modalità di produzione pre-industriale e sostenibile spesso basata sul recupero, trovano sponda sui social media e sulle piattaforme digitali. Senza produzione culturale e produzione estetica online, questi lavoratori non si conoscerebbero. Per loro non si tratta semplicemente di visibilità e promozione, ma di esistenza.
Chi sono i neo-artigiani, che età hanno, hanno sedi aperte al pubblico?
È un fenomeno generazionale: parliamo per la maggior parte di millenials. Queste persone hanno spesso iniziato un percorso lavorativo e si sono riorientate esplorando altro. La stragrande maggioranza ha uno spazio fisico a volte aperto al pubblico. Per quelli che operano nell’ambito del cibo, c’è stato il loro inserimento in un trend di consumo in atto, quello della “produzione vistosa” che pone l’accento sull’esibizione dei processi e dei metodi di produzione. Adam Ardvinson è uno dei riferimenti teorici di Craftwork, fra le sue pubblicazioni possiamo citare “Changemaker? Il futuro industrioso dell’economia digitale” (Polity Press, 2019), nel quale si rileva che il modo di produzione capitalista sembra aver esaurito le proprie idee sul futuro. Nonostante il progresso tecnologico e l’innovazione, il capitalismo contemporaneo non pare in grado di evolvere oltre la propria versione industriale del secolo scorso.
Parlando dell’evento del 3 e 4 settembre, com’è organizzato?
L’evento è concepito come una riflessione sul futuro del lavoro. Le due giornate mettono a confronto accademici che si sono occupati di questo tema. Abbiamo cercato rispondere cosa ci dice la diffusione del lavoro artigianale nel conteso in cui viviamo. L’evento è parte della ricerca stessa, infatti è diviso in diversi tavoli consentendo, a chi è interessato a cosa sia il lavoro oggi, di trovare spunti di riflessione.
Cosa succede dopo il 4 settembre?
Come tutti i progetti lunghi, sono emersi aspetti che non sono stati approfonditi. Poi c’è un ulteriore tema che non era presente al momento della stesura del progetto: l’intelligenza artificiale. Come l’AI si inserirà nel lavoro?
A marzo 2027 esce il libro frutto del progetto Craftwork: l’autore è Alessando Gandini, “Gentrified Labour. Meaningful Work After the Middle Class” (Bristol University Press, 2027).
Il gruppo di ricerca del progetto ERC Craftwork è composto da Alessandro Gandini, Giulia Giorgi, Giammarco Peterlengo, Marta Tonetta, Gaia Casagrande.
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