Pubblicato il: 18/09/2026
Crimini medici e nazismo: in Statale una riflessione sulla Collezione Prinzhorn

Crimini medici e nazismo: in Statale una riflessione sulla Collezione Prinzhorn

La storia della collezione Prinzhorn appassiona gli studenti del primo anno di medicina dell’Università degli Studi di Milano, perché apre una riflessione sul rapporto tra sapere scientifico, potere e responsabilità etica. La collezione Prinzhorn dell'Università di Heidelberg (Germania) raccoglie le opere d’arte create da artisti affetti da disturbi psichici, raccolte dal medico e storico dell’arte Hans Prinzhorn che iniziò a catalogarle a partire dagli anni Venti del ’900. Situata nell’ospedale universitario di Heidelberg, durante il nazismo la collezione subì un rovesciamento di significato, ovvero i disegni e i dipinti della collezione vennero accostati alle opere delle avanguardie per sostenere una tesi semplice quanto ideologica: se l’arte moderna assomigliava a quella prodotta da persone definite “malate di mente”, allora anch’essa poteva essere presentata come il sintomo di una società malata e “degenerata”. 

Abbiamo intervistato Chatal Marazia, ricercatrice in Storia della Medicina del dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, che ha invitato Maike Rotzoll, docente all’Istituto di Storia della Farmacia e della Medicina dell’Università Philipps di Marburgo, per una lezione dal titolo Pazienti-artisti della Collezione Prinzhorn: vittime dei crimini medici del nazismo”, che si terrà il 21 settembre in Aula Magna Devoto dell’ospedale Policlinico di Milano. 

Come si spiega l'interesse per l'argomento da parte dei suoi studenti?

Il loro interesse per la medicina durante il nazismo si potrebbe spiegare anche con il momento particolare del loro percorso formativo. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di studenti del primo anno, che stanno iniziando non solo ad acquisire conoscenze scientifiche, ma anche a costruire la propria identità professionale. Arrivano all’università con un’idea della medicina associata alla cura, alla tutela della vita, al sollievo della sofferenza e alla responsabilità verso l’altro.

Invece la medicina nazista rappresenta una frattura radicale rispetto a questa immagine. Scoprire che dei medici abbiano partecipato direttamente alla persecuzione, alla sterilizzazione, alla sperimentazione sull’uomo, alla selezione e all’uccisione di pazienti suscita inevitabilmente disorientamento.

Come venne utilizzata la Collezione Prinzhorn dal nazismo?

La collezione entrò direttamente nell’orizzonte della campagna contro l’“arte degenerata”, fornendo al regime un repertorio visivo con cui screditare l’espressionismo, il dadaismo, l’astrattismo e, più in generale, tutto ciò che non corrispondeva al modello estetico e culturale nazista. Nel 1938 il direttore della clinica di Heidelberg, Carl Schneider, mise alcune opere della collezione a disposizione della mostra itinerante Entartete Kunst (“Arte degenerata”). Le opere furono così sottratte al contesto nel quale erano state prodotte e utilizzate per costruire e rafforzare, attraverso le immagini, la figura ideologica dell’individuo “degenerato”.

Questo uso propagandistico assume un significato ancora più drammatico se si considera che alcuni degli autori delle opere conservate nella collezione furono successivamente vittime delle politiche naziste di persecuzione e uccisione dei pazienti psichiatrici, come ha dimostrato la professoressa Rotzoll.

Che cosa rappresenta questo patrimonio per la storia della medicina?

Per la storia della medicina, la Collezione Prinzhorn è preziosa perché può fungere da “contro-archivio” della psichiatria. L’archivio psichiatrico tradizionale parla infatti soprattutto con la voce dell’istituzione: cartelle cliniche, diagnosi, anamnesi, osservazioni e classificazioni raccontano il paziente attraverso lo sguardo del medico. Questa collezione introduce, invece, un’altra presenza: quella delle persone ricoverate, attraverso ciò che hanno disegnato, dipinto, scritto e costruito. 

Inoltre, la Collezione Prinzhorn consente di studiare non soltanto la storia delle malattie mentali, ma anche la storia delle categorie attraverso cui esse sono state definite e interpretate. Un medesimo disegno può infatti essere stato letto, in momenti diversi, come manifestazione di una patologia, materiale per la ricerca psichiatrica, prova di “degenerazione” oppure opera dotata di un proprio valore estetico, storico e biografico. È proprio questa stratificazione di significati a rendere la Collezione Prinzhorn così importante per la storia della medicina. Non documenta soltanto la vita e l’esperienza dei pazienti: documenta anche il modo in cui la medicina e la società hanno guardato, e continuano a guardare, quelle persone e hanno attribuito significato alle loro produzioni.