Pubblicato il: 07/04/2026
Gruppo di lavoro della Missione Archeologica Italiana nella Piana di Erbil (MAIPE)

Veduta HelawaGruppo di lavoro della Missione Archeologica Italiana nella Piana di Erbil (MAIPE)

In un tempo in cui i conflitti armati continuano a colpire duramente il Medio Oriente - dall’Iran alla Palestina, dal Libano al Golfo e all’Iraq - non solo le vite umane, ma anche il patrimonio culturale è esposto a distruzioni, saccheggi e cancellazioni irreversibili. In questo scenario, la ricerca archeologica assume un significato che va oltre la dimensione scientifica, configurandosi come una forma concreta di responsabilità e, in molti casi, di resistenza culturale.

Si inserisce in questa prospettiva il nuovo appuntamento del ciclo Svelare il passato. L’archeologia della Statale incontra la città, promosso dall’Università degli Studi di Milano. L’incontro L’Archeologia della Statale | Nella piana di Erbil. Dai villaggi neolitici ai grandi imperi di Mesopotamia si svolgerà il 16 aprile dalle 17, al Labirinto di Arnaldo Pomodoro, in via Solari 35.

Luca Peyronel, delegato della rettrice per gli scavi archeologici, e Agnese Vacca, ricercatrice del dipartimento di Studi Letterari, Filologici e Linguistici, presenteranno le ricerche archeologiche in corso nei siti di Helawa e Aliawa, nel Kurdistan iracheno, offrendo un aggiornamento sui risultati delle indagini in una delle regioni più rilevanti della Mesopotamia settentrionale. Dalle prime comunità neolitiche alla nascita delle città, fino all’età dei grandi imperi dell’Asia occidentale, la conferenza ricostruisce le profonde trasformazioni delle società che hanno abitato la Piana di Erbil nel corso dei millenni.

Accanto alla dimensione storica, l’incontro propone anche una urgente riflessione sul presente. In contesti segnati da instabilità politica, crisi umanitarie e conflitti armati, la continuità delle missioni archeologiche rappresenta una scelta consapevole. Operare sul campo significa infatti contribuire alla tutela del patrimonio, contrastare la sua dispersione e riaffermare, attraverso la conoscenza, il valore universale della cultura. In questo quadro, il riferimento all’azione dell’UNESCO, che compie quest’anno ottant’anni, richiama con forza il ruolo delle istituzioni internazionali nella salvaguardia del patrimonio culturale e nella promozione della pace, oggi più che mai chiamate a rinnovare il proprio impegno.

Ogni progetto condiviso con le istituzioni e le comunità locali diventa così un gesto concreto: un atto di fiducia nel futuro e, al tempo stesso, una forma di opposizione alla distruzione e alla negazione della memoria storica. L’archeologia si configura dunque come uno spazio di dialogo e cooperazione, capace di costruire relazioni anche nei contesti più fragili.

La scelta del Labirinto di Arnaldo Pomodoro rafforza il significato dell’iniziativa. Ideato da Arnaldo Pomodoro e ispirato ai miti di Gilgamesh e all’immaginario della Babilonia, il Labirinto è una straordinaria e monumentale opera d’arte del grande artista, che rievoca in forma contemporanea le espressioni culturali della Mesopotamia, offrendo una cornice simbolica che mette in dialogo arte, memoria e archeologia.

Apriranno la conferenza i saluti della Direttrice Generale della Fondazione Arnaldo Pomodoro, Carlotta Montebello, e del Delegato rettorale per gli scavi archeologici dell’Università degli Studi di Milano, Luca Peyronel.

Al termine dell’incontro, i e le partecipanti potranno visitare il Labirinto, completando l’esperienza con un percorso immersivo che restituisce, attraverso il linguaggio dell’arte, la profondità storica e simbolica delle civiltà del Vicino Oriente.

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