Pubblicato il: 31/07/2026
Esposizione professionale: il fumo chirurgico come fattore di rischio per i sanitari.

Esposizione professionale: il fumo chirurgico come fattore di rischio per i sanitari.

Un’esposizione professionale per gli operatori sanitari, ancora poco studiata, che potrebbe essere un fattore di rischio in materia di sicurezza sul lavoro, è rappresentata dal fumo generato dal trattamento delle lesioni associate all’HPV, che può costituire una potenziale fonte di esposizione professionale per chirurghi, anestesisti e infermieri durante un intervento chirurgico. Quando vengono utilizzati laser o strumenti elettrochirurgici, il fumo può disperdere nell’ambiente particelle molto piccole, sostanze chimiche e materiale biologico. Nel caso di alcune patologie associate al papillomavirus umano (HPV), nel fumo chirurgico è stata rilevata anche la presenza di DNA virale

Il tema è stato affrontato per la prima volta in campo otorinolaringoiatrico dalla rivista European Archives of Oto-Rhino-Laryngology con un’iniziativa internazionale coordinata dalla European Laryngological Society e dalla Union of European Phoniatricians, che ha coinvolto anche Alberto M. Saibene, docente Otorinolaringoiatria del dipartimento di Scienze della Salute, e membro del gruppo di coordinamento dello studio e metodologo della consensus. Il lavoro del gruppo di ricerca, pubblicato sulla rivista, ha coinvolto 26 specialisti provenienti da 20 Paesi, chiamati a valutare possibili indicazioni sulla percezione del rischio, sui dispositivi di protezione, sull’evacuazione del fumo, sulla ventilazione degli ambienti e sulla vaccinazione anti-HPV degli operatori sanitari. La presenza di materiale virale è stata documentata, mentre restano da chiarire la capacità infettante delle particelle disperse e l’effettiva frequenza di trasmissione agli operatori sanitari. Inoltre, è emersa una concordanza sull’insufficienza degli attuali programmi di formazione dedicati a questo rischio. L’obiettivo dello studio è tradurre le evidenze scientifiche in misure di protezione, formazione e regolamentazione più uniformi.

Nella pratica otorinolaringoiatrica ll problema riguarda, in particolare, il trattamento della papillomatosi respiratoria ricorrente, una malattia generalmente benigna causata soprattutto da alcuni tipi di HPV, ma caratterizzata dalla possibile di papillomi recidivanti, soprattutto a livello laringeo. Alcuni pazienti affetti possono avere bisogno di numerosi interventi nel corso della vita, spesso eseguiti mediante laser, con una conseguente esposizione ripetuta del personale sanitario al fumo prodotto durante la procedura.

Tra le indicazioni più concrete, il documento stabilisce che le comuni mascherine chirurgiche a tre strati non offrano una protezione adeguata contro le particelle più fini presenti nel fumo e raccomanda l’impiego di dispositivi ad alta capacità filtrante e correttamente adattati al volto. Gli esperti ritengono, inoltre, che la vaccinazione contro l’HPV debba essere offerta agli operatori potenzialmente esposti. La formulazione scelta non prevede un obbligo, ma riconosce nella vaccinazione una misura preventiva sicura e potenzialmente vantaggiosa.

Non è stato raggiunto un pieno accordo, per esempio, sull’uso sistematico delle maschere FFP3, sulla protezione degli occhi o sui requisiti precisi dei sistemi di aspirazione e ventilazione. Questa mancata convergenza non indica che il problema sia irrilevante, ma riflette la scarsità di studi di alta qualità e le profonde differenze tra strutture, tecnologie disponibili e normative nazionali. Quindi il documento rileva le priorità di ricerca per il futuro: misurare la quantità di materiale virale prodotta dai diversi tipi di laser, verificare l’incidenza di nuove infezioni negli operatori esposti e comprendere meglio il possibile ruolo protettivo della vaccinazione. 

Questa consensus non vuole creare allarme, ma affrontare in modo trasparente una zona grigia della sicurezza professionale. Sappiamo che il fumo chirurgico può contenere DNA di HPV, mentre non conosciamo ancora con precisione il rischio reale di infezione per chi opera. Il consenso internazionale fornisce una direzione condivisa e ragionevole su come proteggere gli operatori, ben evidenziando dove vi siano ancora aree di incertezza. Quello che ci auguriamo è che il nostro lavoro possa essere motivo per garantire la sicurezza di tutti i lavoratori coinvolti e ampliare le nostre conoscenze in merito a questa problematica ancora poco nota» spiega Saibene.

Contatti