Prosegue la rassegna Anti-illuminismo. Nella storia e nei tempi presenti con l'incontro a cura di Telmo Pievani.
Lo spodestamento di Homo sapiens dal centro della creazione è la ferita narcisistica più difficile da accettare, fra tutte quelle inferte dalla scienza alle presunzioni umane dopo l'Illuminismo. Nessuno si azzarda a mettere in discussione la validità sperimentale della teoria della relatività o della meccanica quantistica. Nel caso di Darwin, invece, ci sono pletore di osservatori maliziosi che non vedono l'ora di poter dire che si era sbagliato. Così da un secolo i dibattiti scientifici e le nuove scoperte che aggiornano la teoria dell'evoluzione darwiniana vengono strumentalizzati. Darwin, scrivendo all'amico e collega Thomas H. Huxley, disse che ci sarebbero volute molte generazioni prima dell'accettazione completa e razionale dell'evoluzione per selezione naturale. Ma quali sono le motivazioni dei rigurgiti anti-darwiniani? Secondo Darwin, sotto c'è qualcosa di più profondo: la difficoltà della nostra mente ad accettare che la storia naturale sia stata un processo contingente, senza direzioni né provvidenze.
Un'esplorazione di possibilità. Insomma, forse il nocciolo della questione è proprio che la ragione illuministica scopre con Darwin la precarietà della presenza umana e i limiti della ragione. Ciò che per l'illuminista è un'appassionante conquista intellettuale, per il pensiero conservatore è un incubo.
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