La Statale per Milano Cortina 2026.
In occasione dell’avvio dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina, dal 6 marzo, abbiamo intervistato Angelica Mastrodomenico, responsabile Preparazione Paralimpica del Comitato Italiano Paralimpico sulla diffusione degli sport invernali tra gli atleti e le atlete con disabilità.
L’intervista si inserisce nel ciclo di approfondimenti dedicati allo sport in occasione delle Olimpiadi di Milano – Cortina 2026 per comprendere come potrà evolvere lo sport di alto livello.
Wheelchair curling. Credits: Comitato Italiano Paralimpico
Che tipo di diffusione hanno gli sport invernali tra gli atleti con disabilità? Siccome sono sport in condizioni ambientali non comuni, molto tecnici e che richiedono attrezzature complesse, riescono comunque ad essere accessibili?
La pratica delle discipline sportive invernali comporta delle difficoltà oggettive, a partire dalla necessità logistica di raggiungere località montane, ai costi degli impianti di risalita o dell’affitto delle ore su ghiaccio oltre all’attrezzatura sportiva. Per questi motivi la pratica delle discipline invernali è meno diffusa tra le persone con disabilità rispetto a quelle estive ed è concentrata, per lo più, nelle zone dell’arco alpino.
Da quanti atleti è composta la squadra italianai ai Giochi di Milano Cortina?
La Squadra Italiana sarà composta da 42 atleti e 3 atleti guida che competeranno in tutte le discipline del programma dei Giochi: sci alpino, sci nordico, biathlon, snowboard, para ice hockey e wheelchair curling. Per queste ultime due discipline, l’Italia ha potuto beneficiare della qualificazione di diritto in qualità di paese ospitante. Tuttavia, per correttezza di informazione, sottolineo che la nostra squadra di hockey, che debuttò ai Giochi proprio in occasione dei Giochi Paralimpici Invernali di Torino 2006, ha guadagnato la qualificazione sul campo in tutte le successive edizioni dei Giochi, mentre il wheelchair curling mancava dai Giochi dall’edizione di Vancouver 2010.
Ci sono aspetti di cui tenere conto nella preparazione di un'atleta di alto livello con disabilità, più importanti di altri? In altre parole, quali sono le specificità della preparazione di atleti con disabilità?
Posso affermare che non vi sono differenze sostanziali nella preparazione tecnico-agonistica degli atleti di alto livello con disabilità. Chiaramente in caso di atleti ipovedenti, l’allenamento comporta la necessità di avere a disposizione il proprio atleta guida, in questo caso si tratta di un binomio o di una piccola squadra. L’intesa tra un atleta cieco o ipovedente e la propria guida si costruisce nel tempo e necessita di tanta costanza.
Che emozione c’è nel partecipare a una Paralimpiade in Italia? Qual è il messaggio che si sente di condividere e che spera possano cogliere gli italiani dalla vostra spedizione?
Credo che gareggiare nel proprio Paese amplifichi in maniera potente le emozioni: da un lato, il supporto del pubblico, dei propri familiari ed amici, darà un’energia incredibile agli atleti, dall’altro potrebbero anche percepire una maggiore pressione. L’augurio è che i nostri atleti possano ispirare tanti ragazzi con disabilità a praticare sport e che gli Italiani possano appassionarsi allo sport paralimpico.
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