Pubblicato il: 27/02/2026
Oligodendrociti umani maturi, il segnale fluorescente indica l'espressione di marcatori di differenziamento

Oligodendrociti umani maturi, il segnale fluorescente indica l'espressione di marcatori di differenziamento

L’Atassia Spastica Autosomica Recessiva di Charlevoix-Saguenay (ARSACS) è una rara malattia ereditaria che colpisce il cervello, causando rigidità muscolare, difficoltà di coordinazione e perdita progressiva del controllo motorio. La patologia è causata da mutazioni in un gene responsabile della produzione di sacsina, una proteina essenziale per la salute delle cellule cerebrali.

Se fino a oggi la ricerca scientifica si è concentrata prevalentemente sui neuroni danneggiati dalla malattia, il nuovo studio sostenuto dal bando Fall Seed Grant 2025 di Fondazione Telethon punta a esplorare una strada inedita. Per l’apertura dei bandi sono stati finalizzati accordi di collaborazione tra Fondazione Telethon e le associazioni di pazienti. L’iniziativa ha lo scopo di far avanzare la conoscenza sulle patologie genetiche rare oggetto dei bandi, migliorare la comprensione dei meccanismi patologici e individuare possibili nuovi approcci terapeutici.

Recenti scoperte hanno evidenziato che la sacsina viene prodotta anche da un altro tipo di cellule cerebrali: gli oligodendrociti - spiega Davide Marangon, responsabile del progetto presso il dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Università Statale di Milano - Queste cellule hanno il compito fondamentale di avvolgere le fibre nervose con una guaina protettiva chiamata mielina, che è indispensabile per la corretta trasmissione dei segnali nervosi e per l'intero funzionamento del cervello. Con il nostro progetto vogliamo capire esattamente cosa succede a queste "cellule di supporto" quando la sacsina viene a mancare”.

Per farlo, il team di ricerca dell’Università Statale di Milano utilizzerà le tecnologie più avanzate applicate a modelli di oligodendrociti umani, modificati geneticamente per non esprimere la proteina.

L'obiettivo di questo studio – conclude il ricercatore – è comprendere il ruolo della sacsina nella mielinizzazione e nel funzionamento cellulare. Speriamo che queste nuove conoscenze possano aprire la strada a strategie terapeutiche inedite, capaci di proteggere non solo i neuroni ma anche le cellule di supporto”.

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