Pubblicato il: 24/09/2026
Donna al computer, foto di hamonazaryan1 da Pixabay

Donna al computer, foto di hamonazaryan1 da Pixabay

In che modo menopausa, ciclo mestruale, ricorso alla procreazione assistita, aborto e interruzione di gravidanza influiscono sulla carriera delle donne e sulla qualità della loro esperienza quotidiana al lavoro? Risponde a questi – e altri – interrogativi la ricerca “Women’s Health Impact Report”, realizzata da Deloitte con la collaborazione scientifica di Human Hall, hub per la tutela dei diritti umani dell’Università Statale di Milano, e con il supporto metodologico di Ipsos. Lo studio ha coinvolto 1000 lavoratrici e 600 lavoratori, analizzando la presenza di stigmi e tabù su alcune condizioni vissute dalle donne e il ruolo delle aziende nel supporto alla salute femminile.

“Un ambiente di lavoro equo e inclusivo richiede il superamento della dimensione puramente "privata" di alcune condizioni, per approdare a un riconoscimento del loro impatto sulla vita lavorativa delle donne che contribuisca a eliminare ogni forma di discriminazione e violenza di genere”, dichiara Chrystelle Simon, DE&I Leader di Deloitte Italy e Central Mediterranean.

“Quando le donne hanno paura del giudizio e temono di dover nascondere aspetti fondamentali della loro salute, perdiamo il loro pieno potenziale - aggiunge Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean - È in questi casi che la leadership può fare la differenza. Come leader abbiamo un’opportunità straordinaria: quella di proporre una narrativa diversa per creare un ambiente di lavoro improntato alla sicurezza psicologica, dove le donne possono esprimersi liberamente e dispiegare pienamente il proprio potenziale professionale”. 

“Questo lavoro di ricerca evidenzia da un lato la crescente sensibilità culturale verso i temi della salute femminile e dall'altro la permanenza di barriere, strutturali quanto psicologiche, che ne limitano la piena emersione e integrazione nei contesti lavorativi - spiega Marilisa D’Amico, coordinatrice di Human Hall e presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’Università degli Studi di Milano - Siamo in una fase di transizione, nella quale la salute femminile non può più essere considerata un ambito estraneo rispetto alle logiche organizzative e produttive, ma deve essere ricondotta entro il perimetro delle responsabilità istituzionali di impresa. È esattamente questo il tipo di impatto che la ricerca universitaria pubblica può e deve avere: tradurre l'analisi scientifica in strumenti concreti per le istituzioni e le organizzazioni. La tutela della salute femminile rientra in un principio di giustizia sostanziale, coerente con i parametri costituzionali, e impone di riconoscere e tutelare le specificità dei percorsi di vita e di salute delle donne”.

Ciclo mestruale: in ufficio è ancora tabù, ma il 60% concorda sulla necessità di policy ad hoc
La ricerca evidenzia come la salute mestruale resti un tabù, spesso percepito come privato (55%) e raramente affrontato sul lavoro: circa il 46% del campione totale non ha mai discusso di salute mestruale sul lavoro (48% uomini, 43% donne). Tra i motivi, la paura del giudizio, più alta tra le persone che si riconoscono come LGBT+ (36%) rispetto alle rispondenti eterosessuali (22%). Eppure, le conseguenze posso essere rilevanti: il 68% segnala un impatto sulla qualità della vita lavorativa, mentre il 31% dice di doversi assentare quasi ogni mese a causa del ciclo. Nonostante ciò, solo una donna su 5 si confronta con il proprio team leader in merito. Un dato significativo riguarda le discriminazioni legate al ciclo mestruale, riportate dal 10% delle lavoratrici: le principali modalità segnalate sono le aggressioni verbali (38%), e il rallentamento di carriera (14%). D’altra parte, il 60% del campione si dichiara favorevole all’introduzione di misure dedicate, come congedi retribuiti (64%), flessibilità (62%) e garanzie di non impatto sulla carriera (66%).

Menopausa: per una donna su due incide sul benessere lavorativo, ma solo una su sei ne parla
La menopausa è una fase della vita femminile di cui si parla ancora poco. Tra le principali barriere comunicative, emerge soprattutto la paura del giudizio, che è anche più alta tra le persone con disabilità (37% vs. 29% per le persone senza disabilità). Sul lavoro, circa una lavoratrice su due in menopausa o perimenopausa riporta un peggioramento della qualità della vita lavorativa, con effetti che si concentrano su: stanchezza (49%) e aumento dello stress (43%). In alcuni casi (1 su 4) le lavoratrici si devono assentare per motivi legati alla menopausa. Anche se il tema è ancora poco discusso - solo 1 lavoratrice su 6 dichiara di averne parlato con il proprio team leader - oltre il 60% del campione è favorevole a misure di supporto come congedi retribuiti, garanzie di non impatto sui percorsi di carriera, coperture assicurative o programmi di formazione per i team leader.

I problemi di fertilità sono sempre più diffusi, ma ancora avvolti da una barriera di riservatezza
Il desiderio di genitorialità e le difficoltà di concepimento toccano circa una persona su dieci tra gli intervistati: il 34% del campione ha dovuto intraprendere trattamenti medici specifici, come la stimolazione ormonale o la fecondazione in vitro.  Nonostante la rilevanza statistica, il tema è ancora poco discusso: di fatto, solo il 29% ha affrontato l'argomento con il proprio superiore e la barriera principale rimane la volontà di mantenere la riservatezza, ma anche il timore circa l'impatto sulla carriera. A fronte di questa situazione, oltre il 60% del campione concorda sull'urgenza di implementare garanzie contro l'impatto negativo sulla carriera, congedi retribuiti specifici e una maggiore formazione per i manager.

Anche l’aborto è più frequente del previsto, ma affrontare il tema rimane difficile
L'interruzione di gravidanza è un’esperienza tutt’altro che rara e marginale: il 17% ella popolazione intervistata dichiara di aver vissuto un’interruzione spontanea, mentre l'interruzione volontaria (IVG) riguarda circa il 9% dei soggetti. Nonostante l’aborto e l’interruzione di gravidanza siano dunque molto più diffusi di quanti ci si immagini, solo il 35% delle persone ne parla con facilità. In ambito lavorativo, le ripercussioni principali includono difficoltà di concentrazione (35%), aumento dello stress (28%) e una sensazione di spossatezza (23%). E dal punto di vista logistico, il 55% delle persone ha dovuto assentarsi dal lavoro, con una media di assenza che si attesta intorno ai 5 giorni. Sul fronte delle policy, emerge una conoscenza ancora limitata delle tutele esistenti, ma oltre il 60% degli intervistati esprime un consenso sull'urgenza di implementare misure strutturali.