Pubblicato il: 17/12/2025
La Nobel Lecture del Premio Nobel Omar M. Yaghi che ha citato anche i lavori del docente della Statale, Davide M. Proserpio

La Nobel Lecture del Premio Nobel Omar M. Yaghi che ha citato anche i lavori del docente della Statale, Davide M. Proserpio

 Il mondo della chimica ha appena celebrato a Stoccolma la Nobel Week 2025, durante la quale Omar M. Yaghi ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica insieme a Richard Robson e Susumu Kitagawa. Alla cerimonia di premiazione e alla Nobel Lecture erano presenti anche i docenti della Statale Davide M. Proserpio e Valentina Colombo, da anni attivi nella stessa area di ricerca del neo-premiato: la reticular chemistry.

Un riconoscimento particolarmente significativo anche per l’Università degli Studi di Milano, non solo per il lungo rapporto scientifico che lega i due docenti a Yaghi, ma anche perché nel corso della Nobel Lecture lo stesso Yaghi ha citato Davide Proserpio, ricordandone il contributo agli studi topologici sui materiali porosi. 

Il professor Davide M. Proserpio e la professoressa Valentina Colombo, docenti del dipartimento di Chimica dell’Università Statale di Milano, conoscono e collaborano da anni con il Premio Nobel per la Chimica 2025, Omar M. Yaghi, premiato con i colleghi Richard Robson, Susumu Kitagawa, per aver aperto la strada ai Metal-Organic Frameworks (MOF), una nuova classe di materiali cristallini porosi costruiti come veri e propri “reticoli molecolari” fatti di ioni metallici e leganti organici. Queste strutture, leggere e modulabili come un gioco di costruzioni, hanno rivoluzionato il modo di pensare ai materiali porosi, offrendo spazi infinitamente grandi al loro interno e una precisione mai vista prima nel controllare forma e funzionalità.

A loro abbiamo chiesto di raccontare il rapporto con Yaghi e di fare il punto  sulle ricerche attive in Ateneo sui MOF. “I chimici - spiegano i docenti della Statale -, di solito, si occupano di ciò che esiste: atomi, legami, molecole. Il neo premio Nobel, così come noi, si occupa, invece, di una chimica diversa, più silenziosa e concettuale, che guarda non tanto a ciò che c’è, quanto a ciò che manca: il vuoto. È la chimica dei materiali porosi, dove l’assenza di materia diventa spazio utile, struttura, funzione”.

Una lunga storia scientifica condivisa

Come nasce il vostro rapporto con Omar M. Yaghi?

Davide M. Proserpio: Tutto inizia nel 1992 quando lo conobbi alla scuola internazionale di cristallografia ad Erice, giovane professore in procinto di prendere servizio all’ università dell’Arizona.  Negli stessi anni, grazie alla visione del compianto professor Gianfranco Ciani, qui a Milano iniziammo, assieme alla collega Lucia Carlucci, le ricerche nello stesso campo di Yaghi: lui con la sintesi dei primi MOF porosi e delle loro proprietà di adsorbimento (processo mediante il quale una molecola gassosa o liquida si lega alla superficie o nelle cavità di un materiale solido, ndr),  noi con lo studio degli intrecci dei MOF da noi sintetizzati e derivati dalle banche dati cristallografiche. 

Questo comune interesse ci ha portato a frequentarci e a organizzare corsi e scuole, quali Santa Barbara 2008 e Berkeley 2013 e 2024, con diversi passaggi a Milano: il primo nel 2004, mentre Omar Yaghi era di passaggio per Firenze dove avrebbe ricevuto il suo primo riconoscimento internazionale, la Medaglia Sacconi della divisione di Chimica Inorganica della Società Chimica Italiana; poi nel 2010, per una scuola di dottorato organizzata dalla professoressa Carlucci, e più recentemente a partire dal 2019 per le International School on Pororus Materials organizzate dalla collega Valentina Colombo.

Valentina Colombo: Lavoro nel campo dei materiali porosi fin dall’inizio della mia carriera: la mia tesi di dottorato, completata nel 2012 sotto la supervisione del gruppo comasco del Prof. Masciocchi all’Università dell’Insubria, era già dedicata ai MOF. In quegli anni ho avuto la possibilità di formarmi accanto ad alcuni dei maggiori scienziati del settore, fra cui Jeffrey Long alla UC Berkeley, con il quale ho condiviso parte del mio percorso di dottorato.

Nel 2017 ho avuto la fortuna di trascorrere due mesi alla UC Berkeley come visiting professor, dove ho conosciuto Omar M. Yaghi che si era stabilito lì da poco con il suo gruppo di ricerca. Da allora si è instaurato un dialogo scientifico fatto di confronti sulle idee emergenti della reticular chemistry e sulle sue potenzialità future. La stima reciproca costruita in questi anni lo ha portato ad accettare il nostro invito alla prima edizione della MOFschool a Como nel 2019, e da allora ci incontriamo regolarmente proprio in occasione di questa scuola. 

Poche settimane prima dell’assegnazione del Nobel, a settembre 2025, Yaghi, insieme a Jorge Navarro e Daniel Maspoch, ha organizzato una retreat internazionale dal titolo “How will Reticular Chemistry evolve in the next 10 years?” nella splendida cornice del quartiere dell’Albaicin a Granada (Spagna). Si è tratta di una riunione ristretta che ha riunito venticinque studiosi da tutto il mondo per delineare e discutere delle prossime frontiere della chimica reticolare e dove io ho partecipato come unica ricercatrice italiana.

Recentemente, ho sviluppato scambi altrettanto significativi con il gruppo di Susumu Kitagawa, anch’egli Premio Nobel 2025: nel 2024 ho tenuto un seminario nel suo istituto a Kyoto su invito di Shuhei Furukawa, uno dei suoi più brillanti ricercatori della mia stessa generazione, e, da febbraio 2025, un mio dottorando trascorrerà un anno nel loro laboratorio.

Il mio rapporto con questi scienziati nasce quindi da un percorso lungo ormai quasi 20 anni nella ricerca sui MOF e dalla possibilità di confrontarmi, fin dagli inizi, con alcune delle figure più influenti della chimica dei materiali porosi.

 

Il gruppo di ricerca del professor Proserpio e della professoressa Carlucci

Il gruppo di ricerca del professor Proserpio e della professoressa Carlucci

Le ricerche sui MOF in Statale

Ci sono studi specifici e gruppi dedicati ai MOF nel nostro Ateneo?

Davide M. Proserpio: Il gruppo fondato dal professor Ciani continua ancora con la professoressa Carlucci anche nel design di MOF a partire dallo sviluppo di nuovi leganti (linkers) pensati per la costruzione di MOF eterometallici sia porosi che fotoluminescenti. [A questa attività più accademica se ne affianca una più applicativa in collaborazione con la Nippon Steel Corporation e la Oita University (Giappone) sull’utilizzo di MOF per la cattura di N2O. Occorre sottolineare che il campo dei MOF è oggi seguito da moltissimi chimici per la sua versatilità e quindi si può affermare che molti gruppi anche in Statale hanno sviluppato un interesse che li porta ad utilizzare MOF anche nei propri ambiti di ricerca (in AIR ci sono circa un centinaio di lavori con MOF o Metal organic frameworks nel titolo).

 

Il gruppo di lavoro di Valentina Colombo

Il gruppo di lavoro di Valentina Colombo

Valentina Colombo: Dirigo, in Statale,  un gruppo giovane e in forte crescita dedicato allo studio dei MOF. Il nostro lavoro si concentra sulla relazione tra struttura e funzione, in particolare sui cambiamenti che avvengono nella struttura cristallina dei MOF durante il loro funzionamento. Utilizziamo tecniche di diffrazione di raggi X in operando per osservare direttamente le trasformazioni atomiche che accompagnano i processi di adsorbimento e rilascio di gas o molecole ospiti. Questa prospettiva dinamica consente di vedere la materia “in azione”: i MOF non sono più strutture statiche, ma sistemi viventi e adattivi, capaci di respirare, contrarsi e modificarsi in risposta all’ambiente. Il nostro approccio ci permette di descrivere quantitativamente i processi di cattura molecolare, fino a derivare le isoterme di adsorbimento direttamente dai dati di diffrazione. È un passo avanti significativo nella comprensione atomistica dei materiali porosi, che trasforma la cristallografia in uno strumento predittivo per la progettazione di nuovi materiali funzionali.
 La linea di ricerca che porto avanti, in passato, alla Statale era stata fondata dal professor Angelo Sironi, che era un esperto di diffrazione in condizioni non ambientali e di utilizzo dei raggi X per risolvere strutture da polveri. Alcuni suoi lavori in ambito MOF sono stati pionieristici e hanno quindi sancito l’expertise dell’Università degli Studi di Milano nella determinazione strutturale dei MOF e dei fenomeni di adsorbimento ad essi associati.

Un'immagine dei MOF

Un'immagine dei MOF

Risultati e prospettive della ricerca

I vostri studi, professoressa Colombo, a quali risultati stanno portando?

Le potenzialità dei MOF sono estremamente ampie, ma oggi le applicazioni più promettenti riguardano la cattura selettiva della CO₂ e la purificazione dell’acqua. Nell’ambito di un progetto biennale finanziato da Eni, il nostro gruppo sta studiando l’adsorbimento di anidride carbonica in condizioni realistiche, con l’obiettivo di sviluppare materiali rigenerabili e ciclicamente stabili. Abbiamo potuto osservare come la CO₂ interagisce con i nodi metallici e i leganti organici all’interno dei pori, identificando i siti di legame e le deformazioni strutturali che ne derivano. Un altro fronte di ricerca riguarda la progettazione di MOF per la rimozione selettiva di contaminanti dall’acqua, come le sostanze perfluorurate (PFAS). 

Grazie alla possibilità di modificare le pareti atomiche interne, possiamo “personalizzare” il materiale in funzione del contaminante da intercettare. In collaborazione con altri gruppi di ricerca internazionali (Università di Granada, Università di Torino, dell’Aquila, La Sapienza, Università tecnica di Monaco e altri) stiamo inoltre esplorando sistemi per il water harvesting, la raccolta di acqua dall’umidità atmosferica, e applicazioni biomediche come il drug delivery, con materiali porosi biocompatibili capaci di trasportare molecole terapeutiche in modo controllato. Questi risultati hanno portato a pubblicazioni su riviste di altissimo impatto internazionale negli ultimi anni, tra cui Science, Nature Materials, Journal of the American Chemical Society, Chemical Science e Advanced Materials, con un elevato numero di citazioni che testimoniano la risonanza scientifica del nostro approccio. 

 

Foto di gruppo alla MOF School 2025

Foto di gruppo alla MOF School 2025

Collaborazioni e rete internazionale

Quali rapporti di collaborazione vi legano alla comunità scientifica che si occupa di reticular chemistry?

Davide M. Proserpio: Negli anni ho coltivato collaborazioni con gruppi sparsi in quattro continenti (Italia, Germania, UK, Spagna, Russia, USA, Cina, Australia, Taiwan) proprio perché la “Topological Crystal Chemistry” - approccio all’analisi delle strutture periodiche che si basa sulla determinazione delle maglie/reti con cui si possono descrivere tutti i materiali cristallini in base alle loro interazioni siano essi legami covalenti o interazioni più deboli quali legami ad idrogeno -  si applica a tutti i materiali della reticular chemistry, e non solo, anche grazie allo sviluppo di un software cristallografico (ToposPro) realizzato in collaborazione con il professor Blatov della Samara State Technical University (Russia). Grazie a diverse scuole e seminari il programma è stato recentemente definito dall’editore di una delle riviste del settore, per il 25° della rivista di Crystal Growth & Design dell’American Chemical Society, “a must for anyone interested in topology, and this description of it has become a go-to reference for the MOF community”. Dalla sua fondazione, inoltre, collaboro regolarmente quale docente alla MOFschool International School on Porous Materials contribuendo con lezioni teoriche e pratiche sulla descrizione topologica dei materiali porosi.

Valentina Colombo: La mia formazione si è sviluppata parallelamente alla crescita della chimica reticolar ho avuto la fortuna di poter svolgere parte delle mie ricerche nei laboratori di Jorge Navarro a Granada e di Jeffrey R. Long a Berkeley, esperienze che hanno contribuito in modo decisivo alla mia crescita scientifica e alla creazione di numerose collaborazioni internazionali. Negli anni questa rete si è ampliata enormemente: la chimica dei materiali porosi è un ambito intrinsecamente multidisciplinare, e la cooperazione tra gruppi è fondamentale per raggiungere risultati di altissimo livello. Oggi, a livello istituzionale, rappresento l’Italia nel Managing Committee della COST Action EU4MOF, che riunisce la comunità europea dei ricercatori attivi sui materiali porosi, e faccio parte dell’International Scientific Committee delle conferenze EuroMOF, contribuendo all’organizzazione delle edizioni di Granada 2023 e Creta 2025. Queste esperienze hanno consolidato una rete di scambio che è oggi essenziale per far avanzare la disciplina. La formazione e la costruzione della comunità scientifica sui materiali porosi sono infatti  temi a cui tengo particolarmente. 

Nel 2019 ho infatti fondato la International School on Porous Materials ,  che codirigo insieme a Simona Galli (Università dell’Insubria) e Jorge Navarro (Universidad de Granada), e che è parte del programma Lake Como School of Advanced Studies https://lakecomoschool.org/, che si svolge annualmente a Villa del Grumello (COMO) e di cui la Statale, con la Rettrice Brambilla, è membro permanente del consiglio scientifico. La scuola accoglie ogni anno cento partecipanti selezionati da tutti i continenti, cinquanta selezionatissimi giovani ricercatori in presenza, e ospita docenti di fama mondiale. Fin dalla prima edizione è stata sostenuta da Omar Yaghi, che ha tenuto la lectio magistralis inaugurale “Profs and Students: Untold Stories”, insieme a scienziati come Jeffrey R. Long, Roland Fischer, Silvia Bordiga, M. Dincă e altri. 

La scuola è oggi riconosciuta come un punto di riferimento internazionale per la formazione nel campo della chimica reticolare e ha contribuito in modo decisivo alla creazione di una rete di giovani ricercatori europei. Il lavoro svolto attraverso la scuola e la mia attività di ricerca sono stati  riconosciuti nel 2024 con l’assegnazione del Premio Nardelli dell’Associazione Italiana di Cristallografia, dedicato ai ricercatori emergenti under 40. L’anno 2027 sarà un momento importante anche per la comunità italiana: l’Università degli Studi di Milano metterà il marchio per la prima volta al congresso EuroMOF 2027, di cui sono chair. Sarà un’occasione storica per presentare i risultati più recenti della ricerca nazionale e internazionale e celebrare la consacrazione della chimica dei MOF insieme ai neo Premi Nobel qui in territorio italiano. 

Un Nobel atteso e profondamente sentito

Di Omar M. Yaghi è stata evidenziata anche la storia personale, le origini palestinesi e il percorso che lo ha portato fino a questo traguardo. Anche per voi colleghi deve essere stato emozionante ricevere la notizia del premio Nobel assegnato a un collega così vicino a voi e con una storia come la sua?

Davide M. Proserpio: Ho avuto modo di congratularmi con Omar personalmente una prima volta a Roma, lo scorso 14 novembre, in occasione della sua nomina a membro dell’Accademia dei Lincei, e di condividere con lui i nostri pensieri sul futuro dei MOF durante una cena tra noi due che resterà nella mia memoria come uno dei momenti più speciali della mia carriera. Negli anni della nostra intensa frequentazione sono sempre stato colpito dalla sua visione della scienza: non solo come proiezione verso il futuro e come straordinario strumento per affrontare le sfide del pianeta, ma anche come luogo di dialogo e di superamento delle barriere culturali e politiche. Ho potuto apprezzare direttamente l’entusiasmo con cui Omar segue i suoi giovani ricercatori e, allo stesso tempo, la sua vicinanza umana verso tutti i giovani che incontra (i miei figli lo possono confermare): li ascolta con interesse, risponde con pazienza e cerca sempre di trasmettere passione per la ricerca e una solida etica della scienza.

Poi, durante le celebrazioni del Nobel a Stoccolma, dal 7 all’11 dicembre, mi sono sentito profondamente onorato e commosso nel sentire il mio nome citato da lui durante la sua lecture. La prima volta quando ha ricordato come le ricerche di Mike O’Keeffe e mie abbiano rappresentato per lui una base teorica nel suo percorso sui MOF; la seconda quando ha citato mia moglie e me tra gli amici che lo hanno sostenuto con stima e affetto negli anni. La stima e l’affetto che un uomo della sua statura ha voluto dimostrarmi sono un dono prezioso e una gioia che porterò con me per tutta la vita.

Valentina Colombo:  Abbiamo accolto la notizia con grandissima emozione, scambiandoci telefonate e messaggi con colleghi in tutto il mondo. Era un momento che molti di noi attendevano da anni, e avevamo la sensazione che sarebbe arrivato presto: la portata scientifica del lavoro dei tre Nobel, e dell’intera comunità, rendeva quasi inevitabile un riconoscimento di questo livello.

Per me, questo Nobel premia anche un lavoro collettivo: una comunità ampia e coesa che, in trent’anni, ha fatto crescere la chimica reticolare fino a renderla una disciplina matura e meritevole del massimo onore scientifico. La chimica dei MOF rappresenta non solo una rivoluzione concettuale nella scienza dei materiali, ma anche un modello culturale basato su collaborazione, apertura e interdisciplinarità, in cui la ricerca italiana sta giocando un ruolo sempre più riconosciuto – anche grazie alle attività che promuoviamo con il marchio “La Statale”.

Le celebrazioni di Stoccolma sono state per me un’esperienza indimenticabile, intensa sotto il profilo scientifico e profondamente toccante sul piano umano. Ho avuto l’onore di servire come chair durante il meeting dedicato ai MOF, organizzato proprio in quei giorni all’Università, e di condividere la gioia del momento con amici e colleghi provenienti da tutto il mondo.

Ma ciò che porto nel cuore è la dimensione personale di quei giorni: essere a Stoccolma con le nostre famiglie, vedere i nostri figli seduti insieme ad assistere alla Nobel Lecture, trasformare un traguardo scientifico in un momento di comunità e di vita. Ritrovarmi con i colleghi coetanei con cui sono cresciuta professionalmente, e celebrare insieme il meritato riconoscimento a Susumu Kitagawa e Omar Yaghi, è stato commovente e straordinariamente significativo. Un’esperienza che resterà con me per sempre.

Il futuro della disciplina e della comunità MOF

La Nobel Week di Stoccolma ha rappresentato un momento di grande celebrazione scientifica e, allo stesso tempo, un punto di partenza. Nel corso della sua Nobel Lecture, Yaghi ha ripercorso la storia della reticular chemistry e ha reso omaggio ai colleghi che ne hanno costruito le fondamenta, citando espressamente Davide Proserpio per il contributo alla descrizione topologica dei materiali porosi. Un riconoscimento che conferma il ruolo di primo piano della Statale in questo settore.

Guardando al futuro, la rete internazionale che ruota attorno alla chimica reticolare continuerà a ritrovarsi nei principali appuntamenti scientifici globali. Nel 2026 non mancheranno conferenze e simposi dedicati ai MOF e ai COF, mentre nel 2027 Milano e Como ospiteranno due eventi di assoluto rilievo: la prossima edizione della International School on Porous Materials e il congresso EuroMOF 2027, di cui Valentina Colombo è chair. Sarà un’occasione unica per riunire in Italia, sotto il marchio “La Statale” l’intera comunità dei materiali porosi, insieme ai neo Premi Nobel, e per presentare le più recenti frontiere della ricerca.

 

Contatti