Pubblicato il: 10/03/2026
Un momento dell'incontro con Pegah Moshir Pour, Widad Tamimi e Agnese Pini

Un momento dell'incontro con Pegah Moshir Pour, Widad Tamimi e Agnese Pini

In un tempo in cui la guerra non è più un’eco distante ma una presenza che attraversa il nostro quotidiano, l’Università Statale di Milano ha dedicato la Giornata internazionale della donna a un confronto che ha intrecciato biografie, memorie e responsabilità. Perché i conflitti che incendiano il Medio Oriente non restano oltre i confini: abitano le nostre città, le nostre comunità, il dibattito pubblico europeo. 

Le parole, le donne, la guerra” è il titolo dell’incontro: un’espressione che richiama le sirene antiaeree e i bombardamenti che in questi giorni risuonano in Medio Oriente, ma anche il potere del linguaggio di nominare il dolore e costruire ponti. Il 9 marzo alle 18.30, nell’Aula Magna dell’Ateneo, si confrontano Pegah Moshir Pour, iraniana, e Widad Tamimi, figlia di un profugo palestinese fuggito dall’occupazione israeliana del 1967 e di una donna di origini ebree, in una conversazione moderata dalla giornalista Agnese Pini e introdotta dalla rettrice Marina Brambilla.

 Parlare oggi di donne e guerra non significa evocare scenari lontani, come del resto l’attualità ci mostra, ma interrogare il nostro presente nella consapevolezza che, nei conflitti, le donne e i bambini restano i soggetti più esposti e fragili.


Due storie, due attraversamenti

Pegah Moshir Pour, nata a Teheran nel 1990 e arrivata in Italia a nove anni, è oggi una delle voci più riconoscibili nel dibattito sui diritti umani e sull’emancipazione femminile iraniana. Attivista e consulente sui diritti digitali, ha portato all’attenzione del grande pubblico la battaglia delle donne iraniane anche dal palco del Festival di Sanremo, dove nel 2023 ha ricordato Mahsa Amini, simbolo recente della repressione del suo Paese d’origine.

Collabora con la Repubblica e nel 2024 ha esordito con il romanzo La notte sopra Teheran (Garzanti), una storia che intreccia memoria familiare e coscienza civile, raccontando cosa significhi crescere tra due Paesi mentre in uno di essi la libertà femminile viene sistematicamente negata. La sua esperienza di “third culture kid” - figlia di una cultura d’origine e cresciuta in un’altra - è diventata terreno di riflessione pubblica su cittadinanza, identità e inclusione.

Se Moshir Pour incarna il passaggio dall’Iran all’Italia, Widad Tamimi rappresenta un’altra linea di frattura e insieme di dialogo: nata a Milano nel 1981 da padre palestinese, profugo dopo il 1967, e madre di origine ebrea, cresciuta in una famiglia attraversata da memorie della diaspora, oggi vive a Lubiana dove presta servizio nei campi profughi con la Croce Rossa Slovena, nel programma Restoring Family Link.

Scrittrice, ha pubblicato per Mondadori Il caffè delle donne (2012) e Le rose del vento (2016). Nel suo ultimo libro, Dal fiume al mare. Storia della mia famiglia divisa tra due popoli (Feltrinelli, 2026), racconta cosa significhi portare nel proprio nome il peso e la promessa di due popoli in conflitto. Crescere tra mondi diversi, scrive, significa non appartenere mai del tutto a un solo luogo, ma saper riconoscere cosa sia "casa" in un gesto, in una lingua, in un odore.


Le parole come responsabilità

A tenere insieme queste traiettorie è stato lo sguardo di Agnese Pini, direttrice del Quotidiano Nazionale, La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, prima donna alla guida de La Nazione in oltre 160 anni di storia e, dal 2025, presidente della casa editrice Longanesi. 

L’incontro è nato dalla necessità di ascoltare donne con storie vere, che raccontano la guerra da prospettive intime e umane, mostrando come i conflitti che immaginiamo lontani siano oggi parte del nostro presente, culturale e geopolitico. “Le parole, le donne, la guerra” non ha voluto essere soltanto un titolo evocativo: è stato un invito ad ascoltare storie reali che mostrano come i conflitti - dall’Iran al Medio Oriente - siano parte integrante del nostro orizzonte culturale e politico. In un tempo in cui i confini sembrano irrigidirsi, le esperienze di Pegah Moshir Pour e Widad Tamimi raccontano identità plurali, appartenenze complesse, attraversamenti forzati ma anche scelti. Raccontano il dolore della separazione e insieme la possibilità di trasformarlo in impegno civile, in scrittura, in testimonianza.


"Contro la guerra e contro un discorso pubblico sempre più orientato a parole di violenza e aggressività, a una retorica della forza che torna a dominare e conquistare spazi e consenso, come già, con esiti nefasti, altre volte nel passato - ha detto la rettrice Marina Brambilla, introducendo l'incontro -, la voce delle donne libere deve alzarsi ancora più lucida e forte. Non solo: abbiamo bisogno  di trovare parole nuove e nuove voci per affermare diritti e impegnarci in una nuova narrazione per il futuro.
Elsa Morante parlava della guerra come di una forza impersonale, maschile, che schiaccia soprattutto chi non vuole e non ha voluto prendervi parte.  Contro questa “forza”, vogliamo oggi opporre un’altra forza, la voce di donne come Pegah  Moshir Puhur e Widad Tamimi una voce autentica, alta e appassionata. Con le loro storie esemplari non parlano per le donne, ma parlano a tutti e parlano per tutti". 

Il video dell'incontro è disponibile sul canale YouTube dell'Ateneo.

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