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Progetto TRANS- Foto tratta da Pixabay-geralt.
Semplificare il percorso legale per affermare la propria identità di genere, ispirandosi a quanto avviene in altri Paesi, con l’obiettivo di mettere a punto un procedimento amministrativo alternativo a quello giurisdizionale attualmente previsto in Italia per coloro che intendono rettificare all’anagrafe – e quindi in tutti gli ambiti della vita dei cittadini/cittadine – il proprio marcatore di genere. Sono i temi di cui si è occupato il progetto PRIN PNRR 2022 “T.R.A.N.S.” - finanziato dal Next Generation EU.
T.R.A.N.S. (Transsexuals’ Rights and Administrative Procedures for Name and Sex Rectification), nato nel 2023 e sviluppato fino al 2026 in collaborazione con l’Università di Trento, ha prodotto seminari, incontri tematici e quattro volumi che approfondiscono profili giuridici, interdisciplinari e comparati della materia. Il 20 febbraio, all’Università degli Studi di Milano, si è tenuta la tavola rotonda conclusiva del progetto. Abbiamo chiesto a Nicola Posteraro, docente di Diritto amministrativo presso l’Università Statale di Milano e Principal Investigator del progetto, e a Benedetta Liberali, docente di diritto costituzionale presso il medesimo Ateneo e componente dell’unità di ricerca milanese, quali sono i risultati emersi e quali le prospettive future.
Da quale esigenza nasce il progetto T.R.A.N.S.?
Oggi, in Italia, chi intenda affermare il proprio genere (e dunque, effettuare quella che la legge definisce “rettificazione anagrafica del sesso”) deve rivolgersi a un giudice e affrontare un processo civile. Questo comporta costi economici non indifferenti, tempi spesso lunghi (e comunque non uniformi) e un impatto psicologico non trascurabile. Ci siamo chiesti se sia possibile semplificare questi percorsi legali e se sia davvero necessario che sia il giudice a decidere, o se non sia possibile - come accade in altri ordinamenti - devolvere la competenza sulla questione alla pubblica amministrazione.
Il cuore della vostra ricerca è dunque la “de-giurisdizionalizzazione” di questi percorsi?
Abbiamo indagato la possibilità di trasferire la competenza dal giudice all’ufficiale di stato civile, attraverso un procedimento amministrativo strutturato, rapido, poco costoso e privo di discrezionalità.
In molti Paesi europei questo già avviene. Pensiamo alla Spagna, che con la Ley 4/2023 ha introdotto un procedimento basato sulla mera dichiarazione di volontà della persona interessata; al Belgio, che con il Gender Recognition Act ha adottato un modello fondato sulla self-identification; o ancora alla Germania, dove nel 2023 è stata approvata una legge sull’autodeterminazione che consente di ottenere documenti coerenti con la propria identità tramite presentazione di una mera dichiarazione personale.
Questi modelli muovono da una convinta depatologizzazione dell’esperienza trans. E ci siamo domandati: quali elementi di queste esperienze possono essere recepiti dal nostro ordinamento?
Che limiti presenta oggi la legislazione italiana?
La legge n. 164 del 1982 è stata senza dubbio innovativa, per l’epoca, ma oggi mostra segni evidenti di inadeguatezza. Anche alla luce delle più recenti pronunce della Corte costituzionale - pensiamo in particolare alla sentenza del 2015 e quella più recente n. 143 del 2024 - il quadro normativo appare poco coerente con le vite vissute dalle persone trans e con le acquisizioni scientifiche maturate in ambiti come la psicologia, la sociologia e la medicina. Il confronto interdisciplinare che abbiamo promosso ha confermato questa impressione: la disciplina vigente non è più pienamente allineata con il contesto culturale e scientifico contemporaneo.
A proposito di interdisciplinarità: il progetto ha coinvolto studiosi e studiose di diversi ambiti.
Le risposte alle nostre domande non potevano derivare dalla sola analisi giuridica. Abbiamo organizzato numerosi seminari coinvolgendo psicologi, medici, sociologi, linguisti. Ricordiamo, ad esempio, l’incontro del 6 novembre 2024 organizzato nell’ambito delle attività di terza missione della Statale con il professor Giovanni Corso, chirurgo presso la Statale. Il dialogo con altre discipline - e con persone direttamente coinvolte nelle esperienze trans - ha arricchito enormemente la ricerca, facendoci comprendere quanto il diritto, da solo, non basti a cogliere la complessità del tema.
Il progetto ha prodotto quattro volumi scientifici. Quali sono?
Il primo volume, “I princìpi e le regole dell’azione amministrativa”, curato da me (Nicola Posteraro) e da Paolo Provenzano, raccoglie gli atti di un seminario scientifico di discussione delle novità (normative e giurisprudenziali) del procedimento amministrativo, sede utile per ripensare i percorsi legali di affermazione di genere; il secondo volume “Sul non binarismo di genere e sull’autorizzazione giudiziale a effettuare interventi chirurgici di affermazione di genere”, curato da noi due, raccoglie gli atti di due seminari scientifici nel corso dei quali sono state analizzate criticamente la sentenza n. 143/2024 della Corte costituzionale (che è intervenuta su due questioni importanti inerenti all’identità di genere) e la relativa ordinanza di rimessione; il terzo “Identità di genere e diritto: percorsi di ricerca”, vol. I, curato da me (Nicola Posteraro), Lucia Busatta e Andrea Magliari (entrambi componenti dell’unità trentina), è una raccolta interdisciplinare degli atti dei seminari che sono stati organizzati nel corso primo anno di ricerca, che integra prospettive giuridiche, sociologiche, psicologiche, linguistiche e mediche; infine, il quarto volume “Identità di genere e diritto: percorsi di ricerca”, vol. II, curato da noi (Nicola Posteraro e Benedetta Liberali) e dai colleghi Busatta e Magliari, raccoglie gli atti dei seminari che abbiamo organizzato nel corso del 2° anno di ricerca, e si concentra sugli esiti complessivi della ricerca biennale (il volume è stato presentato ufficialmente lo scorso 20 febbraio).
I volumi sono tutti consultabili in open access sul sito della casa editrice (Editoriale Scientifica); sul sito del progetto è poi possibile prendere visione delle attività che il team ha svolto nel corso di questi due anni, degli eventi che ha organizzato (con le relative registrazioni, disponibili sul canale youtube che il gruppo ha creato appositamente per diffondere gli esiti della ricerca) e degli scritti scientifici che ha pubblicato in riviste scientifiche di settore.
Quali sono secondo voi gli approdi più significativi a cui siete giunti? E quali le prospettive per il futuro?
Grazie al confronto con le altre scienze e allo studio delle esperienze comparate, abbiamo potuto prendere contezza dei punti di forza e dei limiti dell’attuale legislazione italiana (e della odierna prassi nostrana): in questo modo, nell’immaginare la strutturazione di un procedimento amministrativo di affermazione di genere, abbiamo potuto valutare cognita causa quali aspetti dell’attuale sistema occorre replicare e quali invece bisogna evitare di riproporre (non basta immaginare di sostituire la P.A. al giudice, infatti, per semplificare il riconoscimento delle identità trans; si deve andare oltre, per verificare quali verità scientifiche necessitino di essere ancora recepite dal diritto).
Quanto al futuro, nel corso della tavola rotonda del 20 febbraio è emerso che siamo sulla strada giusta; e che l’idea merita di essere senz’altro sviluppata, proprio a partire dagli esiti cui siamo giunti grazie all’indagine biennale che abbiamo condotto.
La ricerca, quindi, non si ferma qui: il gruppo continuerà senz’altro a lavorare al tema con serietà e passione, facendo tesoro dei risultati finora raggiunti e degli spunti preziosi che sono stati offerti dai relatori e dalle relatrici in seno alla tavola rotonda del 20 febbraio.
Un sentito ringraziamento va però intanto a tutte le persone che si sono aperte al confronto, in questi due anni intensi, e a tutte quelle che, fin dall’inizio, anche all’interno dell’accademia, ci hanno seguito con interesse e incoraggiato a proseguire con la nostra ricerca.
Grazie poi alle sedi scientifiche e amministrative del progetto (il dipartimento di Diritto pubblico italiano e sovranazionale della Statale, il dipartimento CIBIO e la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo di Trento); e a tutte le realtà che hanno patrocinato e promosso le attività progettuali: il Centro Interdisciplinare di Studi sul diritto sanitario (CeSDirSan), il Biolaw laboratory e il Centro Studi di Genere dell’Università di Trento, l’hub scientifico “Human Hall”, il Centro interuniversitario per la ricerca e lo sviluppo della Giustizia Amministrativa (CIGA), gli Ordini degli Avvocati di Milano e di Trento.
Grazie, infine, agli assegnisti di ricerca che hanno lavorato al progetto (e che sono stati reclutati con i fondi del progetto stesso): Francesco Dalla Balla (reclutato per due anni dell’Università di Trento), Giacomo Mingardo e Morena Verrengia (reclutati per un anno dalla Statale).
Un momento della presentazione di TRANS all'Università Statale.
Contatti
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Nicola Posteraro
Dipartimento di Diritto Pubblico Italiano e Sovranazionale -
Benedetta Maria Cosetta Liberali
Dipartimento di Diritto Pubblico Italiano e Sovranazionale0250312591
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