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La conferenza stampa in Senato per presentare il disegno di legge
L’impegno per le persone scomparse e l’identificazione dei cadaveri senza nome caratterizza da oltre 30 anni l’attività del Labanof – Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università Statale di Milano.
A metà degli anni Novanta, restituire un’identità ai morti diventa per Cristina Cattaneo, medico legale, docente della Statale, un impegno quotidiano perché “non si tratta soltanto di ridare dignità a chi è morto ‘senza nome’, ma anche e soprattutto aiutare i vivi, coloro che non sanno che fine hanno fatto persone scomparse a cui erano legate”, spiega Cattaneo, responsabile del Labanof, a LaStataleNews, ripercorrendo anni di lavoro e impegno per "portare sotto i riflettori" un tema spesso dimenticato – e affiorato di tanto in tanto grazie e soprattutto al lavoro suo e del suo team.
“Spesso si considera questo un problema di persone ai margini della società o che riguarda i migranti, i morti nel Mediterraneo, ma non è così. Il 50% circa delle persone scomparse poi identificate sono italiane; persone che per qualche motivo, in un’epoca di ‘legami fragili’ si allontanano, spariscono nel nulla e se muoiono rientrano nei ‘morti senza nome’, privi di identità”, racconta la professoressa Cristina Cattaneo.
Oggi il tema torna d’attualità con la presentazione del Disegno di legge "Disposizioni per la ricerca delle persone scomparse e il diritto all'identità dei cadaveri senza nome" su iniziativa delle Senatrici a vita Elena Cattaneo, scienziata e docente in Statale, e Liliana Segre, con l’impulso di Milena Santerini, docente universitaria di Pedagogia, già deputata della Repubblica, e della Prefettura di Milano, da tempo ‘all’avanguardia’ sul tema. L’iniziativa è stata raccolta dal Senatore Ivan Scalfarotto che ha partecipato alla presentazione del disegno di legge presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato.
Nella nuova proposta normativa c’è il contributo decisivo della Statale: non solo perché l’iniziativa nasce dalla sensibilità della professoressa Elena Cattaneo, senatrice a vita, da sempre attenta ai temi dei diritti umani; ma anche per l’enorme lavoro “in prima linea” di Cristina Cattaneo, profonda conoscitrice del tema, e l’indispensabile cornice giuridica offerta dal lavoro della professoressa Marilisa D’Amico, costituzionalista, spoke leader dell’hub di ricerca sui diritti umani Human Hall, a cui ha collaborato la ricercatrice della Statale, Cecilia Siccardi.
La proposta di un nuovo disegno di legge sul tema arriva a valle di un percorso anche legislativo che inizia nel 2007 a seguito dell’impegno della trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto?’ e dell’associazione Penelope - Persone Scomparse. Allora venne istituito l’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per la gestione del fenomeno delle persone scomparse - UCPS e la questione approdò in Commissione Affari costituzionali, presieduta da Luciano Violante.
La sensibilità sul tema, le azioni di Penelope, della professoressa Cristina Cattaneo e l’attenzione legislativa in Parlamento portano nel novembre 2012, alla legge n.203, recante "Disposizioni per la ricerca delle persone scomparse” che modifica la normativa precedente tenendo conto della rilevanza sociale del fenomeno modificando il ruolo dei Prefetti e delle Forze dell'Ordine.
Alla luce dell’esperienza, però, la legge 203 richiede oggi importanti interventi: il disegno di legge presentato si propone, in particolare, di rafforzare gli strumenti di ricerca delle persone scomparse e, al contempo, di colmare un rilevante vuoto normativo nell’ordinamento italiano, introducendo procedure obbligatorie per l’identificazione dei cadaveri senza nome e per la raccolta e comparazione dei dati ante e post mortem. L’obiettivo è garantire una tutela effettiva dei diritti coinvolti, in particolare il diritto all’identità e alla dignità anche dopo la morte, nonché il diritto delle famiglie a conoscere la sorte dei propri cari.
"Restituire un nome e un’identità alle vittime sconosciute, non solo migranti, come se ne contano a decine negli obitori delle nostre città, significa restituire loro la dignità di esseri umani – ha detto la senatrice a vita Elena Cattaneo, presentando il disegno di legge -. Si tratta di un gesto di umanità da assicurare a chiunque, un impegno che non riguarda solo i morti, ma coinvolge anche e soprattutto noi che siamo vivi, chiamati a riconoscere, ricordare e rivendicare il diritto all’identità e alla dignità di ogni persona. L’auspicio è che questa legge, che non ha colore politico e che vede la scienza al servizio di un diritto umanitario fondamentale, possa essere presto incardinata nelle commissioni competenti per arrivare all’Aula del Senato e della Camera. Confido, infine, che l’iter di approvazione possa incontrare un consenso trasversale trattandosi di uno strumento tecnico per permettere allo Stato di realizzare e difendere il diritto all’identità, e ai legami che da essa derivano, di ciascuno di noi".
“Questa proposta di legge ha le sue radici in 30 anni di lavoro del Labanof della Statale sui cadaveri senza identità, non solo per esigenze di giustizia, ma anche e soprattutto per la dignità dei morti e per il diritto alla salute mentale delle loro madri, dei loro familiari – ha affermato la professoressa Cristina Cattaneo -. Il Labanof è stato presente alle prime interrogazione parlamentari nel 2007 insieme all’associazione Penelope e alla RAI per creare la legge 203 del 2012 e ha assistito alla nascita dell'Ufficio del Commissario Straordinario per le persone scomparse. Il lavoro costante, giornaliero, sui cadaveri senza identità del nostro laboratorio ci mostra che ancora non basta. É fondamentale rendere obbligatorie le autopsie sui morti senza nome ed è cruciale una raccolta più sistematica dei dati di questi e degli scomparsi. Grazie ai senatori coinvolti, ai giuristi di Human Hall, alla Prefettura di Milano e ad altre realtà, si è creata una cornice giuridica nella quale tentare di rendere obbligatorie queste azioni scientifiche che si trasformano in tutela dei diritti. I ringraziamenti vanno in particolare alla nostra Rettrice Marina Brambilla, alle senatrici Cattaneo e Segre, a Marilisa D’Amico, al senatore Scalfarotto, a Milena Santerini, alla Prefettura di Milano e a UCPS”.
“Questa proposta di legge – ha detto la professoressa Marilisa D’Amico - nasce dalla convinzione che la dignità della persona non si estingua con la morte: introdurre un obbligo di identificazione dei cadaveri senza nome non è solo una scelta di civiltà giuridica, ma un dovere costituzionale che l’Italia non può ulteriormente rimandare. Un risultato reso possibile da oltre dieci anni di ricerca interdisciplinare condotta dall’Università degli Studi di Milano, dove il team di giuristi di Human Hall e i medici legali del Labanof, guidati dalla professoressa Cristina Cattaneo, hanno lavorato fianco a fianco per trasformare la scienza e il diritto in tutela concreta dei diritti umani. Desidero ringraziare la Rettrice dell’Università degli Studi di Milano per aver sostenuto e valorizzato una ricerca che dimostra come l’università pubblica possa e debba essere protagonista nella tutela dei diritti fondamentali: questo è esattamente l’impatto che la ricerca accademica può e deve avere sulla società. Un ringraziamento inoltre va alla senatrice Elena Cattaneo e il senatore Ivan Scalfarotto per avere creduto in questa proposta sin dal principio, a Milena Santerini, alla Prefettura di Milano e a UCPS per le sinergie e l'impegno comune”.
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