Rapporto di genere AlmaLaurea: in Statale più donne laureate
Nel 2024, 12.107 studenti si sono laureati all’Università Statale di Milano: 6.708 in percorsi di primo livello, 3.986 in magistrali biennali e 1.413 in corsi a ciclo unico. Di questi, la componente femminile rappresenta il 61,3% del totale, con quote elevate in tutti i livelli di studio: 61,1% nei triennali, 59,2% nei bienni e addirittura il 68% nei cicli unici.
Questi dati emergono dal Rapporto di genere 2026 di AlmaLaurea presentato in linea con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 e con le strategie dell’Unione europea, in particolare la Gender Equality Strategy, e il rafforzamento dello European Education Area. AlmaLaurea è un Consorzio Interuniversitario fondato nel 1994 che rappresenta 84 Atenei italiani ed è sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dagli Atenei aderenti. In base ai dati raccolti ed elaborati, la fotografia della situazione delle studentesse laureate, del loro percorso di studio e ingresso nel mondo del lavoro può essere vista in chiaroscuro. Le differenze di genere, pur diminuendo in alcune aree, rimangono.
Famiglia e scelte formative: diversità di percorsi
Analizzando il contesto familiare, emerge che il 36,5% delle laureate ha un genitore con titolo universitario, una quota inferiore rispetto al 40,9% degli uomini. Pur essendo più numerose tra i laureati, le donne provengono in misura leggermente minore da famiglie con un background accademico. Allo stesso modo, tra i laureati a ciclo unico con almeno un genitore laureato, solo il 31,7% delle donne sceglie lo stesso ambito disciplinare di uno dei genitori, contro il 40,4% degli uomini.
Un altro elemento di rilievo riguarda il tipo di percorso scolastico: il 78,9% delle donne arriva da un diploma liceale, con una prevalenza più alta rispetto al 68,6% degli uomini. Durante l’università, le studentesse si dimostrano particolarmente attive nelle esperienze formative extra-curriculari: il 57,4% delle donne ha svolto un tirocinio curriculare, superando la quota maschile del 52,5%. Anche nella regolarità degli studi, le donne ottengono risultati migliori, con il 63,2% di laureate in corso rispetto al 59,2% degli uomini.
Inserimento nel mondo del lavoro: tassi elevati ma disparità di genere
L’indagine sugli esiti occupazionali a cinque anni dal titolo, riferita ai laureati magistrali del 2019 della Statale, mostra tassi di occupazione in generale molto elevati per entrambi i generi. Il 93,2% delle donne è occupato, leggermente più degli uomini (91,8%). Tuttavia, quando si analizzano le caratteristiche del lavoro, emergono alcune differenze: le donne risultano leggermente più presenti con contratti a tempo determinato, pur registrando una quota più alta di contratti a tempo indeterminato rispetto ai colleghi (53,5% vs 50,7%).
Il settore pubblico continua ad assorbire una quota significativa di occupate, con il 33,3% delle donne impiegate in questo ambito, sebbene la differenza rispetto agli uomini sia contenuta.
Un elemento cruciale riguarda la retribuzione media mensile a cinque anni dalla laurea: le donne dichiarano in media 1.796 euro netti, mentre gli uomini raggiungono 1.999 euro netti. Questo differenziale, di oltre 200 euro, evidenzia una persistente disparità economica tra laureate e laureati anche in presenza di tassi occupazionali simili.
STEM: presenza femminile in crescita, ma gap nelle condizioni lavorative
Quando si guarda all’ambito STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), la quota di donne laureate alla Statale nel 2024 si attesta al 46,3%, sensibilmente più alta rispetto alla media nazionale STEM (circa 41,1%).
Tuttavia, anche in questo campo dove la presenza femminile è relativamente consistente, permangono differenze negli esiti occupazionali e retributivi: a cinque anni dal titolo, il tasso di occupazione femminile STEM è del 92,2% contro il 96,3% maschile. Parallelamente, le retribuzioni mostrano un divario simile a quello complessivo: circa 1.865 euro netti per le donne rispetto a 2.036 euro per gli uomini.
Le condizioni lavorative riflettono dinamiche di genere analoghe a quelle del complesso dei laureati: tra i laureati STEM, le donne risultano più presenti in attività in proprio e con un’incidenza leggermente maggiore di contratti a tempo determinato, mentre gli uomini risultano più spesso assunti con contratti a tempo indeterminato.
“Il Rapporto di genere AlmaLaurea – commenta la rettrice Marina Brambilla - è un’importante fotografia per capire come evolve l’Università italiana su un tema centrale per il futuro come quello della parità di genere. Siamo molto contenti dei dati della Statale che segnalano importanti avanzamenti per la componente femminile non solo nei percorsi di studio, ma anche negli esiti occupazionali. Non ci nascondiamo, però, un quadro complessivamente in chiaroscuro che ci impone di continuare a lavorare per una piena parità di genere, come nel caso delle differenze di retribuzione tra uomini e donne”.
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