Salute mentale e disastri. Foto di fernando zhiminaicela da Pixabay
L’8 maggio all’Università Statale di Milano (Aula 113 di via Festa del Perdono 7, ore 9:00) si tiene la Conferenza “International Perspectives on MHPSS and Disaster Recovery” sulle pratiche di supporto psicosociale e salute mentale (MHPSS) inclusive e intersezionali nei contesti di emergenza e disastro. Lo scopo della giornata è condividere i principali risultati dello studio internazionale Evidence-Based Mental Health and Psychosocial Support in Disaster Settings (EviMaPS), emersi dall’analisi comparativa condotta in Australia, Giappone e Italia.
Partecipano la Principal Investigator del progetto, Lisa Gibbs (University of Melbourne), Junko Otani (University of Osaka), e le collaboratrici italiane Paola Cavaliere (Università Statale di Milano) e Anna Sozzi (Società Italiana di Psicologia dell'Emergenza - Emilia-Romagna), oltre a rappresentanti del Servizio Sanitario Nazionale e componenti del terzo settore. L’obiettivo è promuovere il dialogo tra ricercatori, operatori e decisori politici sulla materia.
Le politiche e i programmi di salute mentale e supporto psicosociale (MHPSS) sono oggi riconosciuti come componenti fondamentali della riduzione del rischio e della gestione dei disastri. Linee guida internazionali, in particolare quelle sviluppate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Comitato Permanente Inter-Agenzia (IASC), offrono quadri di riferimento per la loro progettazione e implementazione, mentre un numero crescente di evidenze ne dimostra l’efficacia. Tuttavia, permane una limitata comprensione del grado di allineamento tra linee guida, evidenze scientifiche e pratiche operative.
Lo studio Evidence Mapping of Psychosocial Supports (EviMaPS), commissionato dall’OMS e condotto tra il 2023 e il 2025, ha affrontato questa lacuna attraverso un approccio in due fasi. La Fase Uno ha mappato le pratiche esistenti tramite un’indagine internazionale su informatori chiave in in 17 Paesi tra i quali Stati Uniti, Australia, Giappone, Italia, identificando 9 politiche e 92 programmi MHPSS. La Fase Due ha previsto una revisione approfondita della letteratura sugli esiti di salute mentale, individuando 33 valutazioni di programmi. I risultati sono stati confrontati con le linee guida OMS e IASC per evidenziare sinergie e criticità.
“Dai risultati del progetto EviMaPS emerge l’urgente necessità di integrare le attività di MHPSS già nella fase di preparazione al disastro, riconoscendole come componente essenziale delle strategie di prevenzione e gestione del rischio. Questo richiede la disponibilità di dati più inclusivi, metodi di valutazione sensibili al contesto e politiche esplicitamente orientate all’equità nella salute mentale nei contesti di disastro”, spiega Paola Cavaliere, ricercatrice del dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni.
Nel complesso, lo studio evidenzia la varietà dei programmi MHPSS e il crescente riconoscimento dei loro benefici, ma mette anche in luce tre principali criticità.
In primo luogo, emerge un rilevante gap empirico legato alla mancanza di dati disaggregati e intersezionali sulle popolazioni ad alto rischio. Le attuali ricerche e politiche si basano prevalentemente su categorie aggregate o mono-dimensionali (es. “donne”, “anziani”, “persone con disabilità”), che non consentono di cogliere come fattori intersecanti - tra i quali genere, status migratorio, disabilità e condizione socio-economica - contribuiscano congiuntamente a determinare vulnerabilità, accesso ai servizi e percorsi di recupero. Di conseguenza, i gruppi che sperimentano svantaggi multipli risultano sottorappresentati sia nelle evidenze sia nella progettazione delle politiche.
In secondo luogo, si evidenzia un gap metodologico. Le valutazioni dei programmi MHPSS sono spesso frammentarie, limitate nel tempo (fase emergenziale) e poco adeguate a cogliere traiettorie di recupero a lungo termine o esperienze culturalmente specifiche di disagio e resilienza. Inoltre, gli strumenti standardizzati raramente riflettono la diversità linguistica e contestuale, producendo evidenze parziali o distorte.
In terzo luogo, nonostante la presenza di sistemi istituzionali solidi e l’integrazione formale del MHPSS nei quadri di riduzione del rischio, l’accesso ai servizi rimane diseguale. I sistemi sono spesso progettati attorno a un “utente standard” e presuppongono un’accessibilità universale, finendo per escludere gruppi marginalizzati come migranti, popolazioni rurali e comunità culturalmente diverse.
Questi risultati evidenziano l’urgenza di adottare analisi comparative e approcci intersezionali per individuare le barriere sistemiche e comprendere in che modo le politiche possano contribuire a riprodurre o, al contrario, a ridurre le disuguaglianze.
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Paola Cavaliere
Dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni
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