Pubblicato il: 17/04/2020
Coronavirus con DNA

Ricostruzione vettoriale del Coronavirus

C'è anche l’Università Statale di Milano nei due studi pubblicati su Microbes and Infection perfettamente ascrivibili al modello "One Health" dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e che aprono a interventi diagnostici e profilattici innovativi.

Coordinati da Paola Roncada del gruppo di ricerca guidato da Domenico Britti del dipartimento di Scienze della salute dell'Università Magna Grecia di Catanzaro, i due studi hanno visto la partecipazione, per l'Università Statale di Milano, di Alessio Soggiu e Luigi Bonizzi, rispettivamente ricercatore e docente di Malattie infettive degli animali domestici della Sezione "One Health" del dipartimento di Scienze biomediche chirurgiche e odontoiatriche.

Le ricerche, a cui ha preso parte anche il gruppo di ricerca COVID diretto da Andrea Urbani e Maurizio Sanguinetti del dipartimento di Biotecnologie di base, intesivistiche e perioperatorie dell’Università Cattolica, sono partite dallo studio delle caratteristiche immunologiche che virus animali tassonomicamente correlati condividono con il SARS-CoV-2.

In particolare, i dati del primo studio dal titolo “Molecular basis of COVID-19 relationships in different species: a one health perspective” hanno evidenziato una somiglianza di alcuni epitopi della proteina spike del Coronavirus umano con quella di Coronavirus circolanti che infettano cane e bovino, evidenza ulteriormente confermata dal secondo studio “Comparative computational analysis of SARS-CoV-2 nucleocapsid protein epitopes in taxonomically related coronaviruses” anche per le proteine del nucleocapside, suggerendo dunque l'ipotesi (tutta da dimostrare) che l'esposizione a questi animali domestici possa in parte essere protettiva nei confronti di un'eventuale esposizione a SARS-CoV-2.

Inoltre, la ricostruzione degli epitopi antigenici comuni realizzata nel secondo lavoro rappresenta un ulteriore passo verso la sintesi di un panel di peptidi potenzialmente utili per l'allestimento di presidi diagnostici sierologici.

I risultati dei due studi pubblicati su Microbes and Infections suggeriscono, quindi, ipotesi interessanti su una potenziale immunizzazione umana mediata da una precedente esposizione a ceppi virali animali tassonomicamente correlati. In particolare, e lo suggerirebbero anche ulteriori dati su cui il gruppo sta ancora indagando, i coronavirus circolanti nei cani e nel bovino condividono epitopi immunoreattivi con il SARS-COVID-2, ipotesi preliminare che potrebbe portare in futuro a nuovi approcci diagnostici e profilattici. 

I due studi, infine, suggeriscono una possibile spiegazione alla grande variabilità dei quadri clinici osservati nel caso di infezione da COVID-19, da quelli fatali a quelli con sintomi lievi o assenti.

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