Pubblicato il: 20/05/2020
Immagine tratta da Pixaby

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Per approfondire la conoscenza dell’impatto che i cambiamenti dovuti all’emergenza COVID-19 hanno prodotto nella vita quotidiana, l’Università Statale di Milano, con la collaborazione di dirigenti scolastici lombardi, ha condotto un’indagine per conoscere meglio la situazione psicologica associata ad alcuni modi di essere delle persone in questa situazione inusuale e per verificare il livello di soddisfazione dei docenti rispetto alla didattica online. 

Lo studio coordinato da Roberto Truzoli, psicologo clinico del dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell'Università Statale di Milano, ha indagato variabili come l’esposizione diretta o indiretta, o non esposizione a COVID-19, depressione e ansia, autoefficacia, percezione di controllo degli eventi (locus of control), stress, uso di Internet e soddisfazione rispetto alla didattica online, corredate da una breve scheda socio demografica.

Alla ricerca, svolta in un periodo di distanziamento sociale come modalità di contenimento della diffusione del COVID-19, hanno partecipato 107 docenti della scuola secondaria di secondo grado.
Relativamente alla didattica online, pur con un’ampia percentuale di soddisfazione (62,6%), resta una discreta percentuale di docenti che segnala una certa insoddisfazione (37,4%); inoltre vengono segnalate difficoltà relative a valutazione studenti (43,9%) e mancanza di interazione (29%). 

Sull’impressione generale sull’esperienza didattica, confrontando maschi vs femmine, emergono differenze significative. Tendenzialmente le femmine hanno avuto un’impressione più positiva (53,6%) dell’esperienza didattica rispetto ai maschi (39,5%), e questo nonostante come si vede dopo abbiano dovuto affrontare alcuni elementi di incertezza (dubbi sul sapere cosa fare).

L’acquisizione di nuove competenze (41,4%) e il riuscire a mantenere comunque il rapporto con gli studenti (23,4%) sono gli aspetti preferiti dai docenti. Quello che è piaciuto meno sono state la mancanza di interazione diretta con gli studenti (51,4%) e difficoltà tecniche (15,9%).

Il passaggio alla nuova modalità didattica ha avuto alcune ricadute sullo stato d’animo dei docenti (58,9% dichiara di riuscire a gestire la situazione), anche se il 26,2% segnala di fare fatica. Le femmine si differenziano in modo significativo dai maschi rispondendo “Faccio abbastanza fatica a gestire la situazione” per il 30,4% vs il 18,4% dei maschi. Parallelamente, i docenti hanno segnalato di essersi sentiti supportati dalla scuola rispetto alle procedure  da attivare, anche se ¼ del campione segnala “Poco”. 

Il 79,5% ritiene di essere riuscito a insegnare contenuti nuovi, e di avere risposto alle richieste di chiarimento degli studenti  (91,6%). Il 73,8% ritiene la comunicazione adeguata, ma migliorabile. Solo il 27,1% ritiene gli studenti poco o per nulla motivati.

Resta comunque preferita la docenza in classe (87,9%), coerente con il dato che si valuta negativamente la mancanza di interazione diretta con gli studenti e che emerge un orientamento a un utilizzo della didattica online per attività integrative (44,9%).

Va anche rilevato che, pur in presenza di competenza tecnologica (76,6%), l’insegnamento a distanza ha comportato delle difficoltà ma anche permesso l’acquisizione di nuove competenze (46,7%).

Un particolare elemento critico è l’incertezza relativa al sapere bene cosa fare. I dubbi principali (il 63,6% segnala di saper cosa fare ma di avere dei dubbi) riguardano valutazione studenti e aspetti comunicativi, che sono adeguati ma migliorabili. Le femmine si differenziano in modo significativo dai maschi con una maggior frequenza di risposte “Ho dubbi” (65,2% vs 60,5% dei maschi) e “Molti dubbi” (14,5% vs 2,6% dei maschi).

I criteri di valutazione degli studenti definiti nell’attuale particolare situazione sono stati ritenuti poco o nulla adeguati dal 59,8% del campione. L’insoddisfazione per i criteri di valutazione degli studenti forse sconta anche l’incertezza normativa presente durante la raccolta dei dati.

Durante il distanziamento sociale i docenti hanno utilizzato Internet anche per altri scopi: in generale ricercano informazioni e si aggiornano. Il social networking sembra preferito dalle femmine (15,9%), differenziandosi così significativamente dai maschi. La maggioranza usa Internet per scopi diversi dalla didattica online da 1 a 3 ore.

Per alcuni partecipanti all’indagine, il far fronte alla nuova e improvvisa situazione è stato complicato da alcuni fattori quali l’incertezza sulla propria condizione o meno di positività al virus (51,4%), l’aver perso delle persone care (15%) o aver avuto contagi fra i familiari (17,8%).

Data questa premessa, da un punto di vista psicologico clinico, il primo elemento da considerare è che un tono dell’umore ridotto (depressione) spiega parzialmente i livelli di soddisfazione per la didattica online: il 6% della variabilità nei punteggi complessivi di Soddisfazione è spiegata dalla variabile esplicativa Depressione. Fra i fattori indagati, la depressione emerge dunque come il principale fattore predittore dei livelli di soddisfazione per la didattica online.

Una tendenza a percepire il controllo degli eventi come dovuto a fattori esterni si associa a minore autoefficacia:  in effetti, chi pensa a una situazione a lui favorevole come determinata dalle proprie capacità (controllo interno) in genere è più fiducioso nelle proprie abilità, e viceversa. Quindi è anche ragionevole che una tendenza a un controllo interno si associ anche a maggior depressione e ansia.

Auto-efficacia e locus of control interno sembrano risultare fattori protettivi in situazioni critiche.

L’attenzione - anche da parte di chi ha responsabilità direttive - a queste tre variabili (depressione, auto-efficacia e locus of control) può essere importante per migliorare in generale la soddisfazione percepita e aumentare componenti della resilienza. Tutto ciò nel contesto di valori d’ansia e depressione lievi o lievi-moderati.

I docenti sembrano avere risentito poco del passaggio alla nuova modalità didattica, anche se ¼ del campione ha fatto fatica a fronteggiare la nuova situazione. Comunque, le strategie utilizzate per far fronte alle difficoltà (coping) sembrano adeguate: ricerca di supporto da colleghi, pianificazione o ricerca di distrazioni rilassanti. 

 

 

Contatti

  • Roberto Truzoli
    DIPARTIMENTO DI SCIENZE BIOMEDICHE E CLINICHE "L. SACCO"