Pubblicato il: 27/02/2020
Peer review  data_illustrazione_David Parkins_"Nature"

Peer review data: illustrazione di David Parkins per "Nature"

La condivisione di dati tra riviste e comunità scientifica può avere ottime ricadute su qualità e affidabilità della ricerca scientifica: era un sogno fino a pochi anni fa, ora potrebbe diventare realtà.

A dichiararlo è il team del progetto PEERE, finanziato dal programma COST (European Cooperation in Science and Technology), nell'articolo pubblicato su Nature il 25 febbraio, da titolo "Unlock ways to share data on peer review".

Gli autori – guidati da Flaminio Squazzoni, docente di Sociologia generale all'Università Statale di Milano e direttore di Behave Lab – presentano un'infrastruttura di condivisione dati tra riviste scientifiche e comunità di ricerca basata su un processo di collaborazione su vasta scala tra ricercatori, editori (Elsevier, Springer-Nature, Wiley e Taylor & Francis), publisher del mondo dell'associazionismo (Royal Society e PLoS) e piattaforme più innovative e orientate all'Open Science (e-Life, F1000 e PeerJ).

"Nonostante le comunità scientifiche credano nel processo di peer review per una ricerca affidabile e di qualità – ci spiegano gli autori dello studio guidato dal professor Squazzonisi sa ancora ben poco di come le riviste gestiscano al loro interno quel processo, come i criteri di selezione dei revisori, le istruzioni date loro e le modalità di soluzione dei conflitti tra esperti, solo per fare degli esempi".

La collaborazione tra tutti gli stakeholder coinvolti, quindi, supportata dalle nuove tecnologie digitali ha già portato ottimi risultati sia nel mondo della ricerca, come The Global Alliance for Genomics and Health di Toronto sulla condivisione di dati genetici, che nella vita di tutti giorni, come i dati condivisi da 50 aziende europee di trasporti, logistica e servizi informatici che hanno reso più rapidi i viaggi in aereo o più efficiente il movimento di beni.

Molte delle innovazioni digitali già utilizzate dall'editoria scientifica, come ORCID (sistema di identificazione univoco degli autori) o Crossref (il registro dei DOI), possono essere adottate per costruire dei database alimentati da differenti sistemi di gestione del processo di peer review (per esempio ScholarOne Manuscripts utilizzato da Wiley and Sage o Editorial Manager adottato da Springer Nature o Elsevier).

L'infrastruttura, presentata su Nature, nasce dalla collaborazione tra scienziati sociali, informatici ed esperti di etica e diritto del progetto PEERE e lo staff delle più prestigiose e influenti case editrici ed è stata progettata per garantire una gestione responsabile dei dati a beneficio di tutti gli stakeholder coinvolti. Si tratta di un ottimo lavoro preliminare per un più ampio sistema di data sharing che permetterà degli studi sistematici sul processo di peer review in vari contesti, dalle riviste più influenti a quelle di settore.

"I tempi sono maturi per un vero 'game changer' – conclude Flaminio Squazzoni - che apra la scatola nera dei processi editoriali delle riviste scientifiche a beneficio non solo della ricerca ma anche della formazione di reviewer ed editor. Solo dati su larga scala ed evidenze scientifiche possono contribuire a introdurre pratiche di buon management e professionalizzare la gestione delle riviste scientifiche, ora spesso basata su pratiche, esperimenti e apprendimento interno".

Contatti