Pubblicato il: 22/08/2025
Meme a tema storico

Meme a tema storico

A chiunque “frequenti” un social network o utilizzi app di messaggistica online sarà capitato di imbattersi nei ‘meme’, prodotti della cultura digitale che evolvono per mutazione, in modo analogo ai geni biologici cui si ispira il termine stesso, introdotto da Richard Dawkins nel 1976 per descrivere unità culturali che si diffondono e si trasformano nel tempo.

 Il linguaggio memetico si fonda su una sintesi strategica del contenuto, che non banalizza il messaggio, ma ne mette a fuoco gli elementi centrali. A livello formale, l’umorismo, sotto forma di “battuta fulminante”, agisce come strumento retorico capace di amplificare l’impatto comunicativo. 

Ci sono meme che durano mesi, adattati in vari contesti, e meme che “si bruciano” in poco tempo secondo una logica – propria dei social media – che risponde a trend, tendenze ed eventi. Si tratta sempre e comunque di contenuti testuali o visivi dinamici e capaci di riflettere e influenzare l’immaginario collettivo.

Fin qui, i ‘meme’ come li conosciamo. Ma c’è un’altra faccia dei meme che fa capolino in alcune nicchie di sapere: dalla matematica, alla storia, alle scienze sociali esiste una “avanguardia” che studia i meme e li utilizza anche a scopo didattico. All’Università Statale di Milano, con finalità didattiche e di ricerca, due pioniere degli studi sui meme sono Giulia Bini e Marina Gazzini, docenti rispettivamente di Didattica della Matematica e di Storia medievale che, da prospettive diverse studiano da anni il fenomeno dei meme. Sempre nel nostro Ateneo, si sono occupati di meme nella Sociologia e nelle Scienze politiche, rispettivamente Giulia Giorgi, ricercatrice del dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, e Pietro Saccomanno, assegnista dello stesso dipartimento, che al tema dei meme hanno dedicato le tesi di dottorato. 

Ai meme è anche dedicato il talk "Dalla Storia Medievale alla Matematica: Il Potere dei Meme", tenuto dalle professoresse Giulia Bini e Marina Gazzini, nell’ambito di Meet Me Tonight, l’evento dedicato alla ricerca, in programma anche a Milano il 26-27 settembre e quest’anno ospitato dall’Università Statale di Milano.

Un meme matematico

Un meme matematico

La matematica del meme

Giulia Bini studia i meme matematici dal 2017 e ha dedicato al fenomeno dei meme e al loro possibile utilizzo nella didattica diversi lavori di ricerca . “La mia ricerca – spiega - parte da un lavoro etnografico nelle comunità online che creano e condividono meme matematici, analizzando come questi vengano utilizzati per costruire significati condivisi e rafforzare identità collettive”.

“La loro diffusione – spiega ancora la docente della Statale - segue logiche proprie della cultura digitale, adattando strutture espressive esistenti per veicolare concetti matematici, spesso con un linguaggio ironico o metatestuale. Questi meme non solo trasmettono conoscenze matematiche, ma riflettono anche atteggiamenti, difficoltà e stereotipi legati alla disciplina, contribuendo a definire la percezione della matematica nella cultura digitale”.

 “Ho portato i meme matematici in classe per esplorare il loro potenziale didattico. Abbiamo osservato che funzionano come "oggetti di confine" tra la comunità degli insegnanti e quella degli studenti, facilitando un dialogo che supera le tradizionali barriere disciplinari. Questa osservazione è stata confermata dal successo del MathMemeThon, la gara online a squadre di meme matematici che realizzo annualmente dal 2020, dimostrando come i meme possano favorire l’interazione e la partecipazione degli studenti in contesti sia formali che informali. La possibilità di interpretare, modificare e creare meme ha permesso di condividere un linguaggio alternativo con cui rappresentare idee matematiche, ampliando le opportunità di partecipazione”. 

Lo studio dei meme e le loro potenziali applicazioni didattiche, sono anche l’oggetto di ricerca del progetto MEMA, finanziato dal Bando interdipartimentale di Ateneo My First SEED Grant 2023. In questo progetto – spiega Giulia Bini – mi sto occupando di studiare come i meme matematici possano arrivare a studenti meno coinvolti nello studio della matematica e contribuire a consolidare la coesione del gruppo classe. Questa fase della ricerca, condotta in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, mira a comprendere in che modo l'uso dei meme possa favorire dinamiche di inclusione, promuovendo un senso di appartenenza e rafforzando l’interazione tra pari attraverso il linguaggio condiviso dei meme”.

  

Un meme a tema storico

Un meme a tema storico

 I meme, che storia

Marina Gazzini, docente di Storia medievale della Statale,  ai meme ha dedicato un libro - Meme o non meme? Contaminazioni tra evoluzionismo, visual history e medievistica – e da anni lavora, da vera pioniera nel suo settore disciplinare, su questo tema. “Mentre le scienze dell’informazione, la semiotica, la storia dell’arte, la sociologia, la psicologia, la filosofia e la politologia riflettono da tempo sugli sviluppi comunicativi dei memi, la comunità degli storici, in particolar modo italiani, è rimasta a lungo indifferente – spiega –. Eppure è possibile individuare forti intrecci fra memetica, digital visual history e didattica della storia, per esempio”. 

A sostegno dell’utilità dei meme nella didattica, la professoressa Gazzini porta anche il lavoro condotto con studentesse e studenti in Statale. “Un’esperienza di insegnamento del Medioevo, condotta per tre anni presso l’Università degli Studi di Milano, dapprima in una situazione di didattica a distanza e successivamente in presenza, ha mostrato come i memi possano venire proficuamente adottati come strumenti nell’insegnamento  della storia medievale, sia in qualità di mezzo di interazione docente-discente per accompagnare le spiegazioni, sia nella forma di verifica di quanto appreso dagli studenti con la frequenza alle lezioni e lo studio a casa”.

 Dall’esperienza didattica sono emersi  vantaggi (sintesi, memorizzazione, partecipazione) ma anche rischi (banalizzazione, uso distorto, riproduzione di luoghi comuni), propri d’altronde alle stesse caratteristiche dello specifico artefatto digitale. Va sottolineato comunque che l’apporto dei memi alle pratiche del mestiere di storico non si limiti alla sola didattica. 

Studiare i memi significa infatti capire qualcosa delle comunità che li hanno prodotti, dei loro mondi immaginari e dei legami cognitivo-emotivi, tra espressione intima e rinnovamento dell’orizzonte di senso collettivo”. E, per quanto riguarda nello specifico l’età medievale, i memi ci consentono di conoscere sia il Medioevo contemporaneo, fatto di stereotipi e luoghi comuni, sia di avvicinare il Medioevo della storiografia e delle sue interpretazioni, entrando pertanto a pieno titolo nelle fonti dell’attuale discussione collettiva sulla disciplina medievistica.

Meme, scienze sociali e comunicazione politica

Alessandro Gandini, docente di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi della Statale, insegna Culture digitali nel corso di laurea in Comunicazione Pubblica e d’Impresa. A partire dal 2020 ha sperimentato l’utilizzo dei meme come strumento didattico che permette di riflettere sui codici di interazione dentro agli spazi digitali.

 L’idea origina dall’esperienza delle lezioni a distanza durante la pandemia: “Al fine di ricreare uno spazio di scambio informale tra studenti e docenti in un contesto in cui non ci si poteva incontrare di persona in aula, con l’aiuto dei ricercatori Giulia Giorgi e Ilir Rama - spiega Alessandro Gandini - abbiamo creato un forum di discussione del corso sulla piattaforma Reddit - un subreddit - invitando studenti e studentesse, tra le varie attività, a produrre e condividere meme sui contenuti delle lezioni (e, ogni tanto, sui noi stessi docenti!). Questo ha generato uno spazio di interazione vivace e conviviale che ha permesso a loro di conoscerci meglio, di conoscersi tra loro e di interagire così in maniera spontanea nonostante il lockdown". 

 Negli anni successivi questa attività si è consolidata all’interno del corso, diventando un vero e proprio meme contest che ogni anno, alla fine delle lezioni, assegna una serie di premi goliardici agli studenti e alle studentesse che producono i meme più divertenti. “È un esercizio utile per studenti e studentesse per familiarizzare con le norme di socialità degli spazi digitali, spingere loro a ragionare sulle modalità di produzione di contenuti specifici di una piattaforma e far riflettere sul “collasso del contesto” tipico delle culture digitali", spiega il professor Gandini.

 Lo studio delle pratiche sociali e culturali di produzione e condivisione di meme, anche in chiave visuale ed in relazione all’emergente diffusione di strumenti di intelligenza artificiale generativa, è un tema al centro delle attività di ricerca della Milan School of Media and Communication, finanziata dal bando Dipartimenti di Eccellenza 2023-2027, entro la quale è portato avanti in particolare dalla ricercatrice Giulia Giorgi nonché del laboratorio di ricerca POMLAB diretto dal professor Mauro Barisione.

Giulia Giorgi, oggi ricercatrice in Statale, e Pietro Saccomanno, assegnista si sono occupati di meme nel corso dei loro dottorati in Statale. Giulia Giorgi ha studiato il fenomeno da una prospettiva sociologica, con la sua tesi di dottorato "Memeing Generations. Studying meme cultures and generational identities”. Nel suo lavoro, emerge come i meme si siano diffusi, passando da una dimensione di nicchia, legata a culture e linguaggi subculturali, a una presenza mainstream provocando alcuni cambiamenti strutturali con nuovi attori e segmenti di utenti che si sono avvicinati alla cultura dei meme. Il rapporto di questo ‘nuovo pubblico’ con i meme, secondo la ricercatrice, dipende dalla “media generation” di appartenenza - definita come una combinazione di modelli di consumo mediale specifici per età e affiliazione a determinati spazi (sub)culturali. A seconda di questa appartenenza, spiega Giulia Giorgi, “gli utenti possono avere una comprensione ampia o ristretta del fenomeno, ciascuna seguendo grammatiche memetiche socialmente determinate che regolano sia la creazione che i contesti d’uso dei meme”.

La diffusione dei meme e la loro capacità di “cogliere nel segno” emerge anche per quanto riguarda la comunicazione politica. Il lavoro per la tesi di dottorato di Pietro Saccomanno, intitolato  “The emerging market of meme-news: How political Internet memes inform young adults and shape their political opinions” indaga quella che definisce la “memificazione della politica”.  Attraverso una serie di ricerche e anche di indagini tra gli utenti dei social network, "i risultati rivelano che le pagine di meme politici svolgono un ruolo significativo nell'informare le giovani audience, esercitando spesso maggiore influenza sul loro consumo di notizie rispetto a giornalisti e media tradizionali”. Non solo, secondo lo studio, “i meme politici contribuiscono comunque a migliorare la conoscenza politica degli utenti al pari dei post informativi tradizionali. Tuttavia, l’informazione acquisita non è sostanziale e tende a svanire rapidamente”, evidenzia Saccomanno. Insomma, anche nella comunicazione e informazione politica i meme si fanno strada dimostrando di essere “non sono solo strumenti di intrattenimento”, ma anche “importanti veicoli per la diffusione di informazioni politiche tra il pubblico più giovane”. 

 

 

La gallery dei meme didattici