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La mandibola ThI-GH-10978 al momento della scoperta. Credit Jean-Paul Raynal.
Quando e dove si è originata la nostra specie? Questa domanda continua a dividere la comunità scientifica. L’origine di Homo sapiens e il momento esatto in cui le sue popolazioni ancestrali si sono separate dal gruppo che diede origine a Neanderthal e Denisoviani sono temi di grande dibattito. Alcune interpretazioni hanno portato a ipotizzare una scissione molto antica, forse oltre 800.000 anni fa, e persino la possibilità di un’origine asiatica dell’uomo moderno.
In questo scenario complesso, i fossili rinvenuti presso la cava Thomas I all’interno del sito Grotte à Hominidès (Casablanca) assumono un ruolo chiave per ricostruire la diversificazione degli ominini all’inizio del Pleistocene Medio.
In un nuovo articolo pubblicato su Nature, un gruppo di ricerca internazionale coordinato da esperti afferenti al Max Planck Institute, Université de Montpellier Paul Valéry, Università degli Studi di Milano, Université de Bordeaux, Muséum National d’Histoire Naturelle e Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine (INSAP; Rabat) ha pubblicato risultati fondamentali per la comprensione dell’origine della nostra specie.
Questo studio identifica popolazioni africane prossime alla base della linea evolutiva da cui sarebbe poi emerso Homo sapiens, fornendo nuove indicazioni sull’antenato condiviso da umani moderni, Neanderthal e Denisoviani. Lo studio fa parte del programma franco-marocchino attualmente in corso Préhistoire de Casablanca attraverso la collaborazione istituzionale tra l’Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine (INSAP), il LabEx Archimède – Université de Montpellier Paul Valéry e il Ministère de l’Europe et des Affaires Étrangères.
Serena Perini e Giovanni Muttoni durante la fase di campionamento per magnetostratigrafia presso la cava Thomas I. Credit Abderrahim Mohib.
Le analisi condotte dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano presso il Laboratorio di Paleomagnetismo e Magnetostratigrafia dell’istituzione hanno permesso di datare questi fossili con il metodo della magnetostratigrafia a circa 773.000 anni fa, in corrispondenza della transizione geomagnetica Matuyama/Brunhes. I sedimenti che costituiscono il riempimento della Grotte à Hominidès hanno registrato tale transizione ad alta risoluzione, fornendo una delle età più accurate per un sito a ominini del Pleistocene africano.
Le caratteristiche morfologiche dei fossili scoperti a Casablanca li collocano tra le forme più evolute di Homo erectus, in una posizione cruciale, prossima alla divergenza tra i lignaggi africano ed eurasiatico. I nuovi risultati, coerenti con le analisi genetiche più recenti, rafforzano l’idea che il Marocco sia stato un crocevia fondamentale per l’evoluzione umana, confermando un punto sempre più difficile da mettere in discussione: la specie Homo sapiens affonda le sue radici in Africa.
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Giovanni Muttoni
Dipartimento di Scienze della Terra Ardito Desio
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