Pubblicato il: 16/06/2020
Un cane durante una visita veterinaria

Un cane durante una visita veterinaria

Verificare l’eventuale ruolo epidemiologico di cani e gatti nella circolazione di SARS-CoV-2 nei territori Italiani maggiormente affetti da COVID-19 e studiare l’eventuale interazione tra il nuovo coronavirus umano e i coronavirus canini e felini ampiamente diffusi tra gli animali da compagnia.

Sono questi gli scopi principali del progetto COVIDinPET, nel quale l’Università degli Studi di Milano svolge un ruolo di primo piano, finanziato da Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e Fondazione Veronesi nell’ambito del Bando “Misura a sostegno dello sviluppo di collaborazioni per l’identificazione di terapie e sistemi di diagnostica, protezione e analisi per contrastare l’emergenza Coronavirus e altre emergenze virali del futuro”.

Gli studi condotti fino ad oggi indicano che il cane è poco recettivo a SARS-CoV-2 mentre il gatto può esserne infettato dopo contatto con proprietari infetti, ma ad oggi non sembra avere un ruolo nella trasmissione all’uomo. Le informazioni su eventuali alterazioni cliniche, di laboratorio o sulle lesioni indotte dal virus nei rari casi descritti sono però frammentarie. La disponibilità di queste informazioni permetterebbe non solo di identificare gli animali infetti ma anche di definire misure igienico-sanitarie utili a prevenire l’infezione umana. Inoltre, mancano del tutto informazioni sul possibile ruolo di cani e gatti come semplici “trasportatori” del virus, su tassi di infezione in persone molto esposte al contatto con cani e gatti, sul confronto delle sequenze geniche di SARS-CoV-2 isolato nell’uomo o negli animali, e su eventuali interazioni tra SARS-CoV-2 e i coronavirus felino e canino.

Il progetto COVIDinPET vuole contribuire a raccogliere queste informazioni, coinvolgendo PTP Science Park come capofila, l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna, il dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Bari, e il gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Milano, coordinato da Saverio Paltrinieri, docente di Patologia generale e Anatomia patologica veterinaria presso il dipartimento di Medicina Veterinaria e composto da ricercatrici e ricercatori dell’Ateneo milanese che si occupano da anni di coronavirosi feline (Alessia Giordano, Stefania Lauzi e Angelica Stranieri del dipartimento di Medicina veterinaria), oltre a ricercatori del dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche "Luigi Sacco" già impegnati in studi sulla diffusione di SARS-CoV-2 nella popolazione lombarda (Gianvincenzo Zuccotti) e nella caratterizzazione genetica del virus (Gianguglielmo Zehender).

In particolare, il team del dipartimento di Medicina Veterinaria si occupa della raccolta di campioni (tamponi e sangue prelevato durante visite veterinarie di routine) da cani e gatti di proprietari clinicamente sani e/o negativi a tamponi per SARS-CoV-2, da cani e gatti di proprietari positivi o affetti da COVID-19 e da cani e gatti senza proprietario ricoverati presso canili pubblici. Questo campionamento, in parte già eseguito durante il picco epidemico di COVID-19, verrà utilizzato per valutare l’eventuale presenza di SARS-CoV-2 o di anticorpi anti-SARS-CoV-2 per comprendere se la positività al SARS-CoV-2 in cane e gatto è correlata alla coabitazione con proprietari positivi oppure se è largamente diffusa nel territorio lombardo. In caso di positività si potrà inoltre verificare se le sequenze virali identificate negli animali siano simili a quelle riportate nell’uomo e, dove possibile, nel proprietario oltre a valutare eventuali variabilità nelle sequenze di coronavirus felini o canini rispetto ai ceppi circolanti prima dell’epidemia di COVID-19. I campioni raccolti serviranno anche a identificare eventuali stati infiammatori clinici o subclinici negli animali positivi a SARS-CoV-2.

Al team del dipartimento di Scienze biomediche e cliniche “Luigi Sacco”, il compito non solo di contribuire alla caratterizzazione genetica del virus, ma anche di eseguire prelievi su proprietari o operatori del settore (veterinari, allevatori, operatori di canile, ecc.) che aderiranno volontariamente allo studio, per verificare se l’eventuale positività o sieropositività in persone clinicamente sane ma con frequente esposizione al contatto con animali sia superiore rispetto alla popolazione generale.

I risultati dello studio permetteranno di chiarire se cani e gatti rappresentino una fonte di infezione per l’uomo sia perché suscettibili a ospitare il coronavirus ed eliminatori di virus in grado di replicare sia come semplici trasportatori del virus su cute e mucose, o al contrario, come auspicabile in base ai dati ad oggi disponibili, di escludere un loro ruolo epidemiologico importante.

Oltre all’impatto a medio-lungo termine su eventuali misure di sanità pubblica, lo studio avrà un impatto immediato non solo sul benessere e la tranquillità dei proprietari ma anche sul benessere degli animali da compagnia, evitando così inutili abbandoni e puntando su una diagnosi precoce in caso di evidente associazione tra positività e alterazioni cliniche o di laboratorio.

 

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