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Gli effetti della riforma costituzionale del premierato in uno studio della Statale
La riforma per l’introduzione del “premierato” è attualmente in discussione in Parlamento. Quali potrebbero essere gli effetti concreti sul funzionamento della democrazia italiana? Li analizza uno studio condotto da Andrea Pedrazzani e Francesco Zucchini del dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano e pubblicato sulla rivista South European Society and Politics.
Attraverso una comparazione dei sistemi costituzionali di 27 democrazie europee dal secondo dopoguerra al 2024 e una modellizzazione statistica della sopravvivenza dei governi, la ricerca evidenzia che la riforma garantirebbe una maggiore durata media dei governi italiani. Tuttavia, la possibilità per il premier di sciogliere il Parlamento e la previsione di elezioni anticipate in caso di sfiducia renderebbero più frequente il ritorno alle urne rispetto all’attuale sistema.
Lo studio sottolinea come la riforma proponga un assetto senza precedenti nelle democrazie parlamentari contemporanee, nel quale la legittimazione personale del premier accrescerebbe la sua autonomia rispetto a partiti e alleati. Secondo il disegno di legge in discussione, il primo ministro sarebbe eletto direttamente, con un bonus di maggioranza per le liste collegate; al premier verrebbe attribuito il potere unilaterale di chiedere lo scioglimento del Parlamento, e l’approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti del governo comporterebbe automaticamente lo scioglimento delle Camere. Il premier potrebbe inoltre revocare i singoli ministri.
Il lavoro confronta infine tre assetti: le norme vigenti in Italia, la riforma del premierato e il modello tedesco fondato sulla sfiducia costruttiva, che consiste nell'impossibilità da parte del parlamento di votare la sfiducia al governo in carica se, contestualmente, non concede la fiducia ad un nuovo esecutivo. I risultati indicano che, rispetto all’attuale sistema, il premierato allungherebbe la durata media dei governi contenendo i cambi di esecutivo senza passaggio elettorale; tuttavia, l’opzione tedesca garantirebbe una longevità ancora maggiore, perché ridurrebbe sia i ribaltoni sia il ricorso anticipato alle urne.
“La nostra analisi mostra che il premierato ridurrebbe quasi a zero i cambi di governo senza passare dalle elezioni, ma renderebbe più probabile che una crisi porti direttamente a nuove elezioni”, spiega Andrea Pedrazzani. “Questo significa che la stabilità sarebbe garantita solo a patto che il premier non decida di sciogliere anticipatamente le Camere, magari per mantenere il consenso popolare”.
“La scelta tra modelli istituzionali è anche una scelta sul tipo di rischio che si accetta: più turnover ‘interno’ o più elezioni”, sottolinea Francesco Zucchini “Il ‘premierato’ riduce i cambi di governo in corso di legislatura, ma rende più probabile l’interruzione anticipata della legislatura; la ‘sfiducia costruttiva’ agisce su entrambi i modi in cui si può avere una crisi”.
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