Pubblicato il: 25/03/2022
Immagine tratta da Pixabay

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I docenti dell’Università Statale di Milano Marco Pedrazzi (Diritto internazionale) e Chantal Meloni (Diritto penale) sono tra i membri della neonata Commissione, costituita presso il Gabinetto della Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, per elaborare il progetto di un Codice dei Crimini internazionali.

La commissione, istituita con decreto del 22 marzo scorso, sarà presieduta da Fausto Pocar, professore emerito di Diritto internazionale dell’Università Statale di Milano, e da Francesco Palazzo, professore emerito di Diritto penale presso l'Università di Firenze.

Un’importante presenza, quindi, della Statale con i suoi docenti in questo nuovo organismo con cui la ministra Cartabia intende procedere all’adattamento del diritto interno italiano per una compiuta attuazione dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale del 1998. In questa direzione la commissione di esperti lavorerà all’elaborazione della stesura di un Codice dei crimini internazionali.

"Una legge contenente l'elenco dei crimini internazionali, dei loro elementi e di certi principi relativi alla determinazione della  responsabilità penale individuale che ancora mancano nel codice penale italiano - evidenzia il professor Pocar - avrebbe dovuto essere scritta e approvata da più di vent'anni, e verrà a colmare una lacuna nell'adeguamento dell'ordinamento italiano al diritto internazionale pattizio e consuetudinario. Più di dieci anni fa avevo preso l'iniziativa di redigere un codice dei crimini internazionali, con una ricerca finanziata dalla Fondazione Cariplo, alla quale hanno partecipato anche Marco Pedrazzi e Chantal Meloni, condotta nell'ambito del Dipartimento di studi internazionali, giuridici e storico-politici della nostra Università. Il risultato di questa ricerca costituirà un punto di riferimento importante per l'elaborazione del Codice dei crimini da parte della Commissione ora nominata dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia. Speriamo di fare un buon lavoro."

"L'iniziativa della Ministra della Giustizia – commenta Marco Pedrazzi - è più che mai felice. La mia speranza è che l'attuale contesto internazionale induca il Parlamento all'approvazione di un Codice lungamente atteso e che l'Italia possa in questo modo dimostrare la volontà di dare attuazione effettiva, e non soltanto formale, nel proprio ordinamento alle norme internazionali in un settore cruciale quale è quello del diritto penale internazionale. Tale occasione – aggiunge il professor Pedrazzi, che insegna in Statale anche International Law e International Law of Armed Conflict - consentirà di attuare pienamente non solo lo Statuto di Roma, ma anche le norme incriminatrici contenute nelle convenzioni di Ginevra del 1949, nel primo Protocollo del 1977 e negli altri trattati di diritto internazionale umanitario, oltre che nella Convenzione contro il genocidio del 1948".

"La decisione del Ministero della Giustizia di istituire una Commissione per la predisposizione di un codice dei crimini internazionali è un passaggio davvero importante per l'Italia – evidenzia a sua volta Chantal Meloni che in Statale tiene un insegnamento in International Criminal Law -. Il nostro paese nel 1998 ha ospitato la storica Conferenza diplomatica che ha portato alla firma dello Statuto della Corte penale Internazionale - lo "Statuto di Roma" per l'appunto - ed ha prontamente ratificato tale Statuto ma è poi  rimasto indietro rispetto all'adeguamento della legislazione interna alle disposizioni del diritto penale internazionale. Questo passaggio è necessario per far sì che l'Italia ottemperi ai suoi obblighi internazionali e sia in condizione di collaborare pienamente con la Corte. La Commissione avrà dunque ora il compito di colmare tale lacuna, in primo luogo inserendo nell'ordinamento penale italiano le fattispecie dei crimini internazionali di competenza della Corte penale internazionale, genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e aggressione, armonizzandone la disciplina con le disposizioni già vigenti. La scelta – spiega ancora la docente della Statale - è quella di predisporre un codice a parte, sul modello di quello che è stato fatto in Germania nel 2002; i procuratori e giudici tedeschi in effetti interpretano ed applicano il diritto penale internazionale da ormai 20 anni, ad esempio per portare a processo i responsabili dei gravissimi crimini commessi in Siria. L'auspicio è che a breve anche i tribunali italiani possano avere giurisdizione sui crimini internazionali, come avviene in molti altri paesi europei. Il sistema di giustizia penale internazionale può infatti funzionare solo se tutte le sue componenti - la Corte all'Aia e i tribunali interni - fanno la loro parte".

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