Pubblicato il: 16/06/2021

Il 16 giugno, presso l'Aula Magna dell’Università Statale, in presenza e in diretta streaming sulla pagina Youtube @LaStatale, l’Università degli Studi di Milano ha presentato il primo evento sull’innovazione targato UniMi Innova, l’hub dell’innovazione dell’Ateneo milanese, che identifica, riunisce e racconta le esperienze di innovazione nate dalla pluralità di ambiti della conoscenza presenti in Statale.

Maria Pia Abbracchio, Prorettore vicario con delega alla Ricerca e all’Innovazione, ha aperto l’incontro evidenziando che “il ruolo importante di un ateneo multidisciplinare come il nostro, che ha una grande tradizione di ricerca, nell'innovazione a servizio del territorio e del Paese. Grazie a UniMi Innova ci collochiamo al centro di una rete di servizi e strutture a disposizione dei docenti, dei ricercatori, degli studenti e di tutta la comunità della Statale, per trasformare idee innovative in concrete possibilità di miglioramento dell'ambiente e della vita delle persone”.

Molte le tematiche affrontate nel corso della presentazione: prima tra tutte la Milano School of Management, fondata per promuovere la formazione manageriale in tutte le aree di mercato e dedicata ad aziende, istituzioni, executive, manager e giovani laureati.

Milano School of Management è unica nel suo genere”, ha spiegato la direttrice Daniela Vandone. “L’offerta formativa in ambito corporate si caratterizza per una forte specializzazione economico-aziendale permeata da conoscenze e competenze che provengono da altre discipline, tutte presenti in un grande Ateneo multidisciplinare come è il nostro. Per questo siamo in grado di offrire una formazione manageriale fondata su conoscenze analitiche dentro un quadro multidisciplinare, la via maestra per comprendere la realtà nella sua globalità”.

Tra le attività di open innovation e quelle rivolte alla comunità di innovatori si segnala anche lo Student Innovation Lab, un programma che offre agli studenti (prioritariamente a quelli iscritti all’ultimo anno di un corso di laurea triennale, magistrale, a ciclo unico, di dottorato di ricerca e a chi ha conseguito un titolo di studio universitario da non più di 12 mesi) la possibilità di avvicinarsi alla cultura d’impresa e il pensiero imprenditoriale.

A seguire, la presentazione del programma di scouting della Statale Seed4Innovation, uno strumento per individuare progetti di innovazione all’interno della comunità accademica, organizzato da Fondazione UNIMI in collaborazione con la Direzione Innovazione e Valorizzazione delle Conoscenze dell’Università degli Studi di Milano.

"Il programma si propone di seguire tutto l’iter del progetto, dalle fasi di implementazione all’incontro con possibili partner industriali fino alla copertura di parte dei costi per sostenere le prime sperimentazioni. La rete dei mentor di Fondazione Unimi permette di favorire lo scambio e l’acquisizione di competenze al fine di accompagnare i progetti alla maturazione fino e al mercato", conclude Carlo Bonadonna, coordinatore dei Mentor di Fondazione UNIMI.

Per l’anno 2020 sono stati finanziati con un fondo complessivo di 200mila euro cinque progetti, altri sei progetti, pur senza grant, usufruiranno comunque dei servizi di incubatore, mentre altri due accederanno a un finanziamento messo a disposizione dal Ministero per lo Sviluppo Economico.

L’edizione 2020 di Seed4Innovation annovera quattro aziende come principali sostenitori Novartis Farma S.p.A, Menarini Srl, Lamberti S.p.A., STMicroelectronics, e, per la sua organizzazione, Fondazione UniMi è stata affiancata da Deloitte e Bugnion S.p.A.

I cinque progetti vincitori del programma di scouting Seed4Innovation

 

 

La consegna dell'attestato per il progetto MoWi

La consegna dell'attestato per il progetto MoWi

MoWi

MoWi è una piattaforma digitale per l’agricoltura di precisione ideata e coordinata da Caterina La Porta docente della Statale e CEO di Complexdata start up innovativa e spin off di UniMI. Mowi trasla le competenze della medicina di precisione del gruppo di ricerca Oncolab all’agricoltura nella direzione di una agricoltura di precisione 4.0 e di un approccio sostenibile. La piattaforma usa una strategia innovativa che grazie all’uso di sensori intelligenti e intelligenza artificiale consente di prevedere il rischio di infezione da funghi in piante di vite. Il progetto vede il coinvolgimento interdisciplinare di Stefano Zapperi, Stefano Gomarrasca, Stefano Bocchi, Paolo Boldi, Luigi Orsi, Franco Faoro dell’Università degli Studi di Milano e le collaboratrici del gruppo di ricerca Oncolab Maria Chiara Lionetti e Maria Rita Fumagalli e in collaborazione con Maurizio David Baroni, docente dell’Università degli Studi di Padova.

La consegna dell'attestato al team del progetto MultiBioCoat

La consegna dell'attestato al team del progetto MultiBioCoat

MultiBioCoat

Il progetto ha come ambito applicativo il settore del food packaging, settore di importanza globale e che, sia a livello mondiale che nazionale, è in continua espansione. Attualmente i materiali di confezionamento sono quasi sempre costituiti da più materiali diversi che, sovrapposti l’uno sull’altro, danno origine al packaging finale dalle eccellenti performance. La principale problematica associata a tali materiali di packaging è legata al notevole impatto ambientale, soprattutto in termini di riciclabilità. La soluzione al problema che proponiamo consiste nella sostituzione dei materiali multistrato con monomateriali, cioè packaging costituiti da un solo materiale in cui la necessaria performance è garantita da un sottile strato polimerico multifunzionale (coating). Tale strato è depositato a sandwich tra due strati di uno stesso materiale. Ne risulta un monomateriale riciclabile al 100%. L’implementazione di tale tecnologia si propone di soddisfare la crescente richiesta di materiali riciclabili, al fine di ridurre l’impatto ambientale dei materiali di confezionamento. Il team di ricerca è formato da Stefano Farris, Sabrina Dallavalle, Andrea Pinto, Cesare Rovera.

La consegna dell'attestato al team del progetto "Oligosaccaridi per il trattamento della malattia di Parkinson"

La consegna dell'attestato al team del progetto "Oligosaccaridi per il trattamento della malattia di Parkinson"

Oligosaccaridi per il trattamento della malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerative progressiva che porta a un continuo declino del controllo motorio e della qualità della vita. Quasi 10 milioni di persone soffrono di questa malattia e saranno 40 milioni nel 2040 a seguito del progressivo aumento dell’aspettativa di vita. A tutt’oggi non esistono farmaci efficaci per la malattia di Parkinson perché le molecole potenzialmente efficaci non sono non in grado di superare la barriera ematoencefalica. Partendo da informazioni acquisite in quasi 50 anni di attività di ricerca nel campo delle componenti del sistema nervoso centrale, il gruppo di ricerca ha pensato e disegnato una molecola che mima alcune componenti delle membrane dei nostri neuroni, l’OligoGM1, che iniettata in mammiferi è risulta capace di superare la barriera ematoencefalica e somministrata a modelli animali della patologia ha portato ad un rapido recupero delle funzioni motorie e biologiche. A valle dei trials clinici sull’uomo un farmaco efficace potrebbe essere disponibile. Il team di ricerca è formato da Sandro Sonnino, Elena Chiricozzi, Laura Mauri, Maria Fazzari, Giulia Lunghi.

La consegna dell'attestato al team del progetto Autoteranost

La consegna dell'attestato al team del progetto Autoteranost

Autoteranost: vescicole extracellulari per veicolare farmaci terapeutici o diagnostici

Nella pratica chirurgica corrente la resezione completa dei tumori è affidata ai sensi del chirurgo ma questa metodica è altamente operatore-dipendente, di difficile standardizzazione e piuttosto fallace: i pazienti, purtroppo, vanno incontro frequentemente a ricaduta della malattia proprio perché non vengono rimossi completamente i margini tumorali. Autoteranost cambia questo paradigma e facilita di molto la completa resezione del tumore nei pazienti oncologici operabili. Il gruppo di ricerca ha dimostrato che è possibile rendere fluorescente il tumore attraverso una procedura di autotrapianto di nanoparticelle preventivamente isolate dal sangue del paziente oncologico e marcate con coloranti fluorescenti: infatti, queste nanoparticelle, chiamate vescicole extracellulari, quando sono re-infuse ritornano spontaneamente al tumore che le ha generate rendendolo visibile al chirurgo che è così in grado di rimuoverlo completamente. I ricercatori si aspettano che Autoteranost possa avere un impatto notevolissimo sulla sopravvivenza dei pazienti e sta progettando le prime prove cliniche. Inoltre, caricando le vescicole con agenti terapeutici potrebbe essere possibile anche la terapia medica oltre a quella chirurgica, ma questo sarà il passaggio successivo. Il team di ricerca è formato da Paolo Ciana della Statale, in collaborazione con i gruppi di Vincenzo Mazzaferro dell’Università degli Studi di Milano e operante presso Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e Damiano Stefanello, del dipartimento di Medicina Veterinaria che hanno già collaborazioni in atto con il dottor Marco Sesenna e il dottor Cristiano Fontana di NBA Medica.

La consegna dell'attestato al team del progetto "Nanoparticelle modificate per il trasporto di farmaci attraverso la barriera ematoencefalica"

La consegna dell'attestato al team del progetto "Nanoparticelle modificate per il trasporto di farmaci attraverso la barriera ematoencefalica"

Nanoparticelle modificate per il trasporto di farmaci attraverso la barriera ematoencefalica

La barriera ematoencefalica rappresenta un ostacolo al passaggio di farmaci che devono svolgere la propria azione nel sistema nervoso centrale, con conseguenti limitazioni allo sviluppo di terapie efficaci per le malattie neurologiche e neurodegenerative. La soluzione proposta è l’utilizzo di nanoparticelle modificate in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e trasportare farmaci dalla periferia al cervello in seguito a somministrazione sistemica. In particolare, il team di ricerca ha ottimizzato queste nanoparticelle per veicolare nel cervello il colesterolo, una molecola terapeutica per la malattia di Huntington, una malattia neurodegenerativa rara che insorge in età adulta con un decorso fatale dopo 15-20 anni. Il prodotto in sviluppo è quindi rappresentato dalla combinazione delle più avanzate nanotecnologie con la scoperta dell’efficacia della somministrazione di tale molecola al cervello nel recuperare le anomalie cerebrali associate alla malattia. Il team di ricerca è formato da Marta Valenza, Elena Cattaneo, Giulia Birolini dell’Università Statale di Milano e Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (INGM) “Romeo ed Enrica Invernizzi” e da Giovanni Tosi, Barbara Ruozi, Jason T. Duskey, Ilaria Ottonelli, del dipartimento di Scienze della Vita, Università di Modena e Reggio Emilia, NanotechLab, Te.Far.T.I – gruppo proff.aria Angela Vandelli e Flavio Forni.

 

Nei Materiali allegati, le presentazioni dell'ecosistema di innovazione della Statale e le schede dei 13 progetti finalisti al programma di scouting Seed4Innovation.

Contatti