Pubblicato il: 12/01/2026
Daniele Andreini e Edoardo Conte.

Daniele Andreini e Edoardo Conte.

Un gruppo di lavoro europeo di 13 cardiologi, coordinato da Daniele Andreini docente dell’Università degli Studi di Milano e Responsabile Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano e dal dottor Edoardo Conte, referente per il Poliambulatorio Cardiovascolare presso l’Unità di Cardiologia Universitaria del medesimo ospedale, ha pubblicato su European Journal of Preventive Cardiology, un documento che sancisce il passaggio da un approccio basato principalmente sul controllo dei fattori di rischio cardiovascolari a una strategia di trattamento diretto, mirata a stabilizzare o a far regredire la placca aterosclerotica per prevenire eventi acuti come l’infarto miocardico.

Il cambio di paradigma consiste sulla capacità di identificare precocemente i pazienti con aterosclerosi subclinica e di monitorare l’effetto delle terapie direttamente sulla placca stessa, come emerge dal Documento di Consenso della Società Europea di Cardiologia (ESC).

I dati emersi suggeriscono la possibilità di rilevare in modo non invasivo, mediante una TAC, le fasi iniziali dell’aterosclerosi coronarica e di agire sulla placca aterosclerotica attraverso terapie innovative o esistenti. Infatti, è stato recentemente dimostrato che diverse terapie, dai farmaci ipolipemizzanti, come le statine, a quelli antinfiammatori, possono influenzare la progressione dell’aterosclerosi.

La malattia coronarica rimane la principale causa di mortalità a livello mondiale. Per decenni, la strategia cardine per combatterla è stata la prevenzione attraverso il controllo di fattori di rischio come il colesterolo alto, l’ipertensione e il diabete, che rimane, comunque, il pilastro della prevenzione cardiovascolare.

“Quanto emerso in tutti gli anni di studio che hanno portato alla realizzazione di questo documento suggerisce di non concentrarsi unicamente sul livello di colesterolo o sulla presenza di sintomi, ma di considerare soprattutto la familiarità e, quando necessario, intervenire precocemente sottoponendo il paziente a una TAC per verificare l’eventuale presenza di placche” afferma Daniele Andreini.

“La presenza di placche è uno dei principali fattori che portano all’infarto, perciò è fondamentale agire su due fronti: stabilizzare e ridurre le placche già esistenti ed evitare, allo stesso tempo, la formazione di nuove” afferma il dottor Edoardo Conteprincipal investigator. “La forza di questo documento sta nell’aver riconosciuto che le statine, farmaci comunemente utilizzati per il controllo del colesterolo, sono in grado di modificare la storia naturale dell’arteriosclerosi. Questa terapia ha una duplice valenza: in parte di prevenzione, perché se la guardiamo rispetto all'infarto si tratta di prevenzione, ma al contempo se la consideriamo in relazione alla aterosclerosi è una terapia”.

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